lunedì 18 aprile 2016

La mezza di Santander (Torino)


Torino, 18 aprile 2016 - nuoto 31.9, bici 811, corsa 384.6 km

La Mezza di Santander

Ogni gara è una storia. Nei ricordi immagini, rumori, sensazioni. Qualcuno la vive trai primi, con l'obiettivo di vincere. Io con l'obiettivo di migliorare i miei tempi, o almeno non peggiorarli troppo. Si fa fatica e tanta. Ne facciamo più o meno tutto nello stesso modo: chi vince e l'ultimo che con la pancetta e il fiatone chiude la gara quando già stanno smontando tutto.
Durante la gara si vivono mille momenti e sensazioni differenti, ci si sente rivali ma sempre fratelli. Nulla come la fatica porta a un  tale senso di fratellanza.
Ecco le sensazioni, la fatica, i luoghi e i rumori della Mezza di Santander...

Sono meno preparato dell'ultima mezza perchè per 10 giorni sono stato fermo a causa di un'eterna infuenza. Nelle ultime settimane poi mi sono dedicato di più a bici e nuoto. La 70.3 di Candia si avvicina e correre non basta più. Sono così consapevole di non essere in grado di ripetere il tempo fatto a Vigone.

Alle 7.40 ho appuntamento sotto casa di Luca, amico triathleta. Con lui ho corso ad Andora (Triathlon Sprint) e fatto i campionati italiani di Duathlon a Torino, sotto il diluvio. Ho già la testa nelle scarpe e lo aspetto, invano,  al civico sbagliato. Cominciamo bene. Raccolto Luca passo a prendere mia madre che correrà i 10 km.
Lasciamo la macchina in un parcheggio sotterraneo. Esco già in maglietta e pantaloncini per evitare di lasciare la sacca al deposito borse. Non fa freddissimo.

Alle 8.15 mi trovo davanti al Caffè Torino con un gruppetto dei Ronchi. Arriva anche Alessio, il collega e amico con cui ho corso a Vigone.
Chiacchieriamo davanti a un caffè  e arriviamo fino a Palazzo Reale per scaldarci un po'.

8.45 Ci appostiamo nella prima griglia. Alessio vorrebbe chiudere la gara in 1 e 30. Pur sapendo di non potercela fare mi metto anch'io dietro al pacemaker dei 4.15 min/km.

Ore 10.00. Via!

Faccio l'errore di sempre, ovvero partire più forte della mie possibilità.

Corro i primi 7 km a 4 e 15 min/km. Via Po e Piazza Vittorio sono in leggera discesa e riesco a tenere il passo. Qualcuno cade inciampando nel porfido o nelle rotaie del tram.

Corso Cairoli, poi dall'altra parte del Po, in Corso Moncalieri. Sono ancora lì, dietro il pacemaker. Corro lungo i miei percorsi di allenamento.
Ponte Isabella e il pace maker progressivamente comincia ad allontanarsi. Minuto dopo minuto prende metri e il palloncino, per l'occasione rosa, diventa sempre più lontano.

Al Valentino comincio a penare. Patisco le pendenze e mi sembra di non andare avanti. Gli unici palloncini che vedo sono quelli di cars, masha e altri venduti dagli ambulanti per i bambini. Ogni tanto mi giro, nel terrore di vedere arrivare il palloncino dei 4 e 30 ("non mi prederai").

Il cardio oscilla da 4 min/km in discesa a 5 min nei tratti di salita, le gambe fanno male sempre.

Usciti dal Valentino ci riportiamo in Piazza Vittorio. Ora si risale Via Po. Una leggera pendenza a salire che perà in questo momento mi sembra  il Cervino.
Incrociamo, sull'altro lato della via i primi. Due ragazzi di colore. Corrono, e come corrono! Nonostante la fatica troviamo tutti l'energia per incitarli e battere loro le mani.

Via Carlo Alberto. In fondo ci si divide: a sinistra la mezza e a destra chi ha fatto 10 km. Per loro la fatica è finita e li invidio. Ancora 10 km di sofferenza!

Si riparte, un altro giro come quello appena fatto, con qualche variante.

Negli ultimi km cedo ancora un po'. Non ce la faccio e non voglio strafare.

Chiudo in 1.34 e 49 sec, due minuti e 30 sec in più della Mezza di Varenne, dove però non c'era dislivello che qui è stato di 85 metri.
La soddisfazione del traguardo è come sempre grande. La fatica scompare e viene sostituita da un enorme soddisfazione.

Al traguardo mi aspetta Alessio che ha chiuso in 1.32.00, non è riuscito a chiudere in 1 e 30 ma ha fatto comunque un gran tempo. E' stata davvero dura.

Il ristoro all'arrivo è fornitissimo e, colto da un momento di bulimia, mangio di tutto. Secondo il cardio ho consumato 2000 kcal..

Tutto bene. Bella manifestazione, ottimamente organizzata.
Anche questa, da rifare... migliorandomi.





venerdì 18 marzo 2016

La mezza di Varenne, 2016 (cronaca)

Torino, 18 marzo 2016 - bici 569.7 km, corsa 264 km, nuoto 20,58 km

Come cavalli, alla Mezza di Varenne

Quest'anno si cambia. Dopo la batosta dell'anno scorso (due km di amnesia e risveglio postsincope nella postazione CRI)  ho deciso di non partecipare a Tuttadritta e di mettere in calendario altre gare. Mi prefiggo di non fare gare corte e di scegliere invece medie e lunghe distanze. E' paradossale ma patisco meno se c'è da soffrire più a lungo.. Se devo amministrare le forze sono costretto a rallentare quel poco che basta a non superare il segno e finire per stare male.

Mi sono così iscritto alla Mezza di Varenne, a Vigone. Una gara di cui ho sempre sentito parlare bene e che mi ha sempre intrigato, non fosse altro che per il nome. Mi sono sempre immaginato folle di centauri a correre come folli in mezzo ai campi.

Sveglia alle 5.50. Colazione e poi inizio del rituale. Toilette. Vestizione. Toilette. Caffè e toilette. Potere al colon!
Alle 7.00 sono in zona Crocetta sotto casa di Alessio, amico e collega. Fa lo psichiatra ed è malato di sport come me. Ne è consapevole e vedo che accetta la malattia di buon grado. E' un runner puro, non alterna le discipline e sulla corsa è più allenato di me. Hai dei personali non tanto lontani dai miei dei tempi migliori e credo che in gara mi darà 2 o 3 minuti. Viene con noi Giulio, un suo amico e vicino di casa.

Ci femiamo per un caffè per strada e alle 8.00 e qualcosa siamo a ritirare il pettorale a Vigone.

Non c'è la folla delle manifestazioni podistiche alle quali solitamente partecipo. L'atmosfera è serena e tutto è organizzato bene.
Ci cambiamo in una palestra ben riscaldata.

Alle 9.15 cominciamo a corricchiare, più per ridurre lo stress che per fare una vero e proprio riscaldamento.

Prima della gara mi sento chimare. E' Matteo, di Torino Triathlon e dei Ronchi. Corre forte. Ha un personale di 1 e 21 (o qualcosa del genere). Scambiamo due parole.

9.30 si va. Vorrei seguire Alessio e cercare di tenere il suo passo. Rimango però bloccato dal traffico e per riprenderlo devo forzare. Affianco un ragazzo con il body di ToTri. Ci salutiamo.
Dopo circa 1000 metri ho preso Alessio. Viaggio intorno ai 4.15 min/km. Tutto bene. Proseguo e lo lascio dietro.
Due Cavalli
La gara è divisa in due giri da 10 km. Il primo passa, un chilometro dopo l'altro, abbastanza facilmente. Corro bene, mantenendomi sotto ai 4 e 20. Alessio è dietro di un centinaio di metri.
C'è foschia e non si vedono le montagne. Il Monviso è nascosto, peccato. Lo scorcio è comunque fantastico: strade strette, cavalli ai lati che ci scrutano con curiosità. Due passaggi nel cortile di due cascine. Nessuna macchina e nessun automobilista bloccato e furioso. Nessuno ci insulta.

Secondo giro. Le gambe cominciano a farmi male. Si alza un po' di vento e comincio a faticare. Rallento. Alessio si avvicina e al 18mo km mi affianca. Corriamo vicini e ci aiutiamo l'un altro. Nessuno dei due vuole mollare. Arriviamo così al traguardo. Mollo negli ultimi 100 metri e Alessio mi precede per 8 secondi: psichiatria 1 : pneumologia 0.

Al ristoro, molto ben fornito, mi divoro di tutto. Sto bene. Sono meno devastato del solito. Ho chiuso in 1.32 e 30 secondi, che per me è un record, ben 20 minuti di meno della mia prima mezza maratona del 2010. Sono passati 6 anni, sono più vecchio ma fisicamente più giovane di allora.
Ritiriamo il pacco gara, molto ricco.

Rientriamo a Torino soddisfatti.

Abbiamo corso in mezzo ai cavalli, come cavalli.


venerdì 15 gennaio 2016

Itinerari podistici: il giro dei cinque ponti (e una passerella)

Torino, 15 gennaio 2015 - bici 42.4 km, corsa 37 km, nuoto 5.25 km

Anno nuovo. Azzerati tutti i contakm.
Non ho ancora dei programmi precisi... sicuramente ripetere il medio di Candia, forse anche quello di Mergozzo, qualche mezza maratona e magari la maratona di Torino (se la programmeranno a novembre), una o due granfondo (la Fausto Coppi?).

Dopo settimane di nebbia e smog si è alzato il vento. Ieri il lungo Po era limpido e svelava le proprie sponde.
Ho corso 11 km circa, lungo il fiume, dal ponte di Sassi al ponte Isabella. Il giro dei 5 ponti.

Ponte di Sassi
Ponte di Sassi
Lo vedo dalla finestra della cucina, tutti i giorni. E' quello da cui parto ed è quello che attraverso per ultimo.
Ai piedi di Superga, collega corso Belgio con Piazza Pasini. Tre arcate che pare in origine fossero bianche... ora grigiotopomorto da inquinamento.
Podisticamente parlando collega la ciclabile di Lungo Po Antonelli con Parco Michelotti.
Pare, sbirciando su Strava, che sia stato corso in 7 secondi... anche se ho molti dubbi che in realtà sia stato attraversato in bicicletta (c'è sempre qualcuno pronto a barare).

Dal Ponte mi sono tenuto sul lato della collina, lungo la ciclabile di Parco Michelotti, verso il centro di Torino.
Qui il fondo è morbido, la strada larga con qualche sali scendi.
A destra il Po, a sinistra Corso Casale. Prima il campo di pallone con l'eterna e perpetua partita di calcio multirazziale. Africani con maglie di squadre brasiliane, Italiani, Romeni si danno il cambio, e giocano perpetuamente. Non so se stiano segnando il punteggio, se anche questo stia tendendo all'infinito o se non tengano conto di chi vinca...Poi le bocciofile. Il triste rudere del motovelodromo che lentamente cade a pezzi. Fino al monumento a Fausto Coppi, con le braccia al cielo, davanti alla passerella.

Passerella Chiaves
Passerella Chiaves
Da Piazza Chiaves (lato Lungo Po Antonelli) al monumento al Campionissiomo, di fronte al povero motovelodromo.
E' un ponte pedonale e ciclabile, costruito nel 2005, quando mi sposavo e trasferivo in Vanchiglietta (ora sono a Sassi). Punto di osservazione per nutrie, papere e ratti del Po, meta di bambini a spasso con i nonni, neomamme con passeggini, bikers in direzione collina e intreccio di runner.
Nei mesi invernali nelle ore più fredde è solitamente coperto di brina, trasformandosi in una pista di pattinaggio.
E' raro che la attraversi nelle mie corse perchè in genere allungo verso i ponti vicini. E' però un punto di riferimento e soprattutto al ritorno è il segno che l'arrivo (casa!) è vicino e che la "sofferenza" sta per finire.

Così, passata la passerella,  mi sono lanciato verso il Ponte Regina. Ha accelerato il passo con l'intenzione di battere il mio personale del segmento (passerella Chives-Ponte Regina) lasciato su Strava. Con le gambe ancora fredde ho corso intorno ai 4 km/min. Vento contro e la sensazione di non andare avanti. Il cuore al massimo.
All'altezza dei camper dei punkabbestia ho svoltato a sinistra, sulla ciclabile sotto il ponte. Davanti al ristorante indiano, all'angolo con il ponte, stazionano ormai da anni camper decrepiti con giovani artisti di strada e i loro cani. Non danno fastidio a nessuno e sono lì, variopinti e intossicati dall'odore del curry, a parlare tra loro o esercitarsi nelle loro acrobazie ed esercizi da giocolieri.


Ponte Regina Margherita


ponte-regina
Ponte Regina Margherita
Costruito nel 1972. E' al confine tra i quartieri Madonna del Pilone e, verso il centro, Borgo Po. Ha una sola arcata, sei corsie di marcia e una centrale per i tram. Una struttura moderna per il passaggio del traffico, nulla di ameno, che però si può evitare correndo o in bici passandoci sotto, sulla ciclabile.
Il passaggio sotto il  ponte dal lato opposto, quello rivolto verso il centro di Torino, è meno gradevole perchè termina con una gradinata infestata da ratti e utilizzata come toilette da cani e lavavetri.


Oltrepassato il ponte mi sono tenuto a sinistra, sul sentiero ciclabile posto tra l'ex zoo di Parco Michelotti e il fiume. Qui l'illuminazione è scarsa e ho dovuto accendere il faro da corsa notturna, acquistato da Decathlon (molto utile). Ho ripreso un ritmo più umano, intorno ai 4.30 min/km. E' il ritmo più veloce che riesco a sostenere senza stramazzare a terra o trovarmi il cuore tra le tonsille.
Il sentiero finisce con una leggera salita che riporta sulla ciclabile di Parco Michelotti. Si sale ancora di pochi metri e si arriva in Piazza Gran Madre, di fronte al ponte Vittorio.



Ponte Vittorio
Ponte Vittorio Emanuele I
O più correttamente Ponte Vittorio Emanuele I. E' stato fatto costruire per volere di Napoleone nel 1810-1813. Pare che murate nel pilastro centrale siano state riposte 88 tra monete e medaglie commemorative delle campagne napoleoniche e un metro in argento.
Costruito su 5 arcate senza possibilità di passare sotto a piedi al fine di evitare di attraversare l'incrocio.
Passa sull'ultimo tratto metropolitano del Po navigabile, che poi, più a valle è interrotto da una sorta di rapida artificiale, porta d'Ercole torinese dei canottieri.
Dal lato di Piazza Gran Madre (versante collinare) la ciclabile di Parco Michelotti, attraversato il passaggio pedonale del ponte, prosegue con una stretta pista ciclabile/pedonabile, a lato di Corso Moncalieri (prosecuzione di Corso Casale). Dall'altro lato il ponte divide in due tratti i  Murazzi, luogo in cui da sempre convivono sportivi, pusher, reduci da nottate di sballo e mamme con passeggino; ad ogni categoria aspetta infatti una fascia oraria: mai passare di corsa in questo posto ad esempio di sabato o domenica prima delle 10. Mai, perchè in queste ore il luogo è infestato da zoombie, ovvero giovani sballoni ancora fatti e incattiviti dalla stanchezza. Con i loro 20 anni, paste e gradi alcolici non riescono a concepire che alle 9 di domenica qualcuno possa, sobrio e felice, correre come un bambino facendo uno slalom tra i cocci delle loro bottiglie di birra. Diventano così aggressivi e non è raro che insultino il 40enne di turno che con il doppio della loro età ha anche il doppio della loro energia e aspettativa di vita... del resto, a onor del vero, anche il 40enne di turno ha passato un tempo, probabilmente, la fase "zoombi" della propria vita.

Gran Madre, Cappuccini e Ponte Vittorio
Stoppato il cronometro, ho aspettato che scattasse il verde. Qualche secondo per rifiatare e per guardarmi atttorno. A destra Piazza Vittorio, la Mole sopra ai tetti. A sinistra la Gran Madre, tenebrosa e sopra i Cappuccini, ancora illuminati con gli addobbi natalizi (le "Luci d'Artista"), una sorta di astronave blu nel buio della collina.
Poi cambiato il semaforo, ho premuto lo start sul cronometro e sono ripartito a 4.30, lungo il Po, sul lato collinare. La ciclabile è stretta tra Corso Moncalieri e i circoli dei canottieri. Prima l'Esperia, poi gli Amici del Fiume, poi il Caprera. Gli incroci con ciclisti, podisti e pedoni sono difficili e qualche volta ho dovuto rallentare o fare un pericoloso slalom tra i platani.
Una salita lieve ed eccomi al ponte successivo.

Ponte Umberto I
Ponte Umberto I - Torino
Un altro ponte, per un altro re. Collega Corso Vittorio Emanuele II con Corso Fiume, arrivando perpendicolarmente in Corso Moncalieri. Tre arcate, fu costruito e inaugurato nel 1907. Nuovamente inaugurato nel 1911 dopo l'aggiunta di quattro statue agli angoli.
Collega la ciclabile con il Parco del Valentino, che si trova sulla sponda opposta alla Collina.
Continuando su corso Fiume di arriva in Piazza Crimea, uno dei tanti luoghi chic, per ricchi, di Torino.

Dopo il ponte mi sono tenuto a destra, ho lasciato il Corso per tenermi a ridosso del Po, sulla ciclabile. In discesa prima poi nuovamente in leggera salita. Sono passato a lato del Circolo dei Canottieri Eridano e nuovamente sceso lungo la passeggiata a ridosso del Fiume. Un tratto a filo dell'acqua che quando il Po sale viene facilmente sommerso. Data la scarsa illuminazione ho nuovamente acceso il faro. All'altezza di Ponte Isabella ho girato a sinistra e sono risalito attraverso le scale.



Ponte Isabella
Ponte Isabella
Il ponte Principessa Isabella è rosso, costruito su cinque arcate, e ultimato nel 1880.
Prosegue Corso Dante e si porta perpendicolare su Corso Moncalieri.
Dedicato a Isabella, principessa di Baviera, e moglie di uno dei tanti Savoia.





Ho così abbandonato la ciclabile, deviato sul ponte e attraversato il fiume. Poi tutto l'itinerario sulla sponda opposta, ponte dopo ponte, al contrario.
Arrivo a casa con una media di 4.35, per un totale di quasi 11 km. Un buon allenamento.


https://flow.polar.com/training/analysis/358194318#


sabato 14 novembre 2015

14 novembre 2015: giorno di nebbia

Torino, 14 novembre 2015 - bici 2562, corsa 922, nuoto 73.5 km


Esco a correre alle 18, è sera ed è scesa la nebbia.
Nonostante la luce che ho attaccato al torace vedo poco.
Scelgo volutamente di passare nelle parti più buie del parco. Il Meisino, poi la Colletta.
Sento dei cani abbaiare ma non li vedo. Spero non mi seguano.
Corro nell'aria di latte. Corro intorno ai 4.30 senza faticare troppo. Forse sono in forma o forse il non vedere le distanze mi aiuta a non patire.
Corro da solo.
Vedo a due metri.
Faccio fatica a seguire il sentiero e di tanto in tanto vado dritto in qualche curva e corro nel prato.
Ascolto vecchie canzoni di Sergio Endrigo.

Corro, in questa assurda giornata di nebbia pensando a quanti imbecilli ci sono in giro. Vorrei che corressero tutti. Cristiani, buddisti e musulmani. Forse se tutti corressero si cambierebbe il modo di vedere la realtà. Nel ritmo dei piedi e nel battito alle tempie del cuore ritroverebbero il senso delle cose, forse.
Penso a Parigi.
Odio questa gente e la sua stupidità.
Forse, se fossero capaci a correre non sparerebbero.
Forse.


venerdì 23 ottobre 2015

Corsa da Re (2015)

Torino, 23 ottobre 2015 - bici 2449 km, corsa 867 km, nuoto 66.5 km

Corsa da Re 2015: quest'anno si va così, senza un allenamento specifico. Questo è stato l'anno della sincope a Tuttadritta, della frattura della clavicola, poi è stato il
momento di riprendere la forma e del ritorno alla bici, per preparare la Granfondo.
A Venaria però si deve andare. E' diventato un rito, come il Natale.

Il giorno prima c'è la cerimonia della Gara del Principino. Marta è passata di categoria. Ha iniziato le elementari e quest'anno correrà da sola, senza tenermi per mano. E' tra i più piccoli e si comincia a fare sul serio. Sono scisso tra l'orgoglio di vederla crescere e il dolore di sapere che per correre non ha più bisogno di me.
Corre sorridendo e tutto sommato si piazza anche bene. Si è divertita, e questo è ciò che più conta.

Poi, mentre i bambini giocano si ritira il pacco gara e si mangiano gli agnolotti alla Mandria con gli amici. Fa freddo e temo per il giorno dopo. Non so come mi dovrò vestire. L'esperienza mi dice di tenermi leggero, il freddo di oggi mi dice invece di coprirmi.

Domenica mattina. Ho appuntamento sotto casa con i miei che correranno i 10 km. Mi passano a prendere i in macchina. E' bello condividere l'ansia da gara con loro. Alle 9.30 sono davanti alla "ritiro borse", dove ho un randezvous con gli amici. Li saluto in fretta perchè, come sempre, la gara si fa sentire nella pancia. Dopo 40 minuti di coda esco distrutto dalla toilette di un bar e mi fiondo a consegnare lo zaino. Non fa freddissimo e decido di correre in pantaloncini e maglietta.

Mi avvio verso la partenza. Incontro Matteo che frequenta i Ronchi e che quest'anno ha corso una quantità di gare impressionante. E' un campione e soprattutto una persona simpatica. Ci ritroviamo in un gruppetto misto Torino-Triathlon e Ronchiverdi, pronti al via. A correre i 21 siamo un migliaio, non tantissimi. A fianco partono i 10 km, una marea di persone.

Via.

Allo sparo l'agitazione scompare. Mi sento sereno, pronto a dare quello che ho sentendomi libero di andare secondo le mie possibilità. Mi metto a lato per non farmi "intruppare" e prendo presto il passo che manterrò per tutta la gara, tra o 4.30 e 4.40/minuto.

I km passano, uno dopo l'altro. Il cardio mi vibra al polso ogni 1000 metri. Ai cinque km mi dico di aver passato già un quarto della gara. Ai 7 arriva il ristoro, giusto un sorso d'acqua (più quella che mi verso addosso di quanto riesco a deglutire). Al decimo km bevo una bustina di gel. Tanti sali e scendi. Km dopo km gli altri runner diventano i personaggi di questa avventura. Babbo Natale è un sessantenne con la barba. Totri un cinquantenne con la bandana di Torino-Triathlon. C'è sempre l'immancabile Ciccione, quello che nonostante il peso non riesco a raggiungere. Il Ciccione c'è sempre, in tutte le gare. In bici, di corsa o durante un triathlon. Nonostante il peso riesce ad avere delle prestazioni come le mie. Se solo fosse magro sarebbe sicuramente un top runner.
In salita li riprendo, in discesa e pianura mi risuperano. Corriamo al fianco dell'uno e dell'altro. Diventano un punto di riferimento e tengo il passo dell'uno o dell'altro. Mi aiutano.

Al 16 km si esce dalla Mandria e comincia a vedersi l'arrivo. I km nella reggia, lungo le fontane sono i più duri. L'arrivo è lì, a pochi metri in linea d'aria, ma ancora a 3 km di strada.

Fuori dalla Reggia, nelle strada di Venaria, poi l'ultima tremenda rampa, 500 metri ed eccomi a tagliare il traguardo.

Scorgo mio padre al lato del traguardo. Lo raggiungo dopo il ristoro.

Ci ho messo 5 minuti in più dell'anno scorso, come del resto avevo previsto.

Saluto qualche volto noto.

Poi la coda al ritiro delle borse dei 21, pochi minuti di freddo e mi cambio completamente.

Al ritiro dei 10 km la situazione è meno buona. Ci sono centinaia di persone in coda. Molti in pantaloncini e maglietta, completamente sudati, aspettano da 40-45 minuti al freddo. Totale disorganizzazione. Che peccato, soprattutto considerando che per il resto la gara è stata organizzata bene.

mercoledì 9 settembre 2015

Granfondo di Torino

Torino, 09/09/2015 - bici 2192, corsa 699, nuoto 59 km

Faro della Vittoria, Colle della Maddalena
20 agosto 2015: la GF di Torino, la prima edizione, è in avvicinamento. Mi sto rimettendo in forma, ho rimosso da meno di un mese il tutore dopo la frattura alla clavicola, ma mi manca il fondo. Ci proverò comunque, con l'obiettivo di arrivare al traguardo, senza guardare troppo il cronometro.
Sarà una strana impressione percorrere con il pettorale le strade degli allenamenti di sempre. Prima il Colle della Maddalena, con l'Angelo della Vittoria a segnare la fine, e in conclusione, dal Chierese, vedere avvicinarsi il meringone, la basilica di Superga.
Spero di riuscire a stare dietro a Renato e ad altri di Torino-Triathlon, e di non farmi tutta la gara da solo.
Entro una decina di giorni vorrei provare ancora un lungo (almeno 120 km), poi riposo.

4 settembre 2015: -2 giorni. Domani si comincia il rito, con il ritiro del pacco gara. Nei giorni scorsi ho provato parte del percorso con Renato. 110 km tirati un po' troppo, nutrendomi poco e bevendo poco, con il risultato di arrivare a casa distrutto. Mi sono ripromesso di moderare la velocità, intrupparmi un po' in qualche gruppo.

6 settembre 2015: ore 6.00 suona la sveglia. Stesso orario di risveglio dei giorni di lavoro, ma oggi no, oggi si va a pedalare. Ho appuntamento con Renato alle 7.15, davanti al velodromo. Me la posso prendere con relativa calma. Scaldo al microonde la pasta di ieri sera e ne mangio un piatto, poi pane e marmellata, caffè e qualche bicchiere di succo di frutta. In bagno e poi la vestizione. Tutto ordinato sullo sgabello: sensore del cardio, intimo traforato, maglietta, smanicato, salopette, calzini, porta pettorale e pettorale. Perfetto.
Alle 7.00 scendo in garage. Monto la gopro sul manubrio, perchè voglio che sia un'impresa turistica. Non voglio prenderla in modo agonistico e non me ne importa del tempo.
Monto in sella... e mi accorgo di non avere preso il Polar. Senza cardiofrequenzimetro no, non posso. Torno a casa. Francesca si sveglia. Non lo trovo. Torno in garage (potrei averlo già portato giù ieri sera): non c'è. Ritorno su. Francesca si sveglia di nuovo. Corro nel pianerottolo con le tacchette svegliando (credo) tutti i vicini e rischiando di scivolare mortalmente sul marmo. Eccolo. Trovato!

Ore 7.13 esco di casa: 40 km/orari nel primo km per arrivare puntuale.

Trovo Renato che mi aspetta con Elena. Mi presento perchè anche se l'ho già incontrata molte volte non le ho mai parlato insieme.

Corso Casale è pieno di ciclisti che alla spicciolata si dirigono verso Piazza Castello.

Entriamo in griglia. Dopo 10 aa rientro nella griglia di una GF. Intravedo le divise dei Jollini, i miei compari di allora. Riconosco diverse persone.
Renato si accorge di non avere ritirato il Chip... ormai è tardi e partirà senza.

Si parte in ritardo, a velocità controllata per uscire dal centro. Le ruote si incastrano tra i cubi di porfido e tanti cadono già al via.

Strada San Vito. Si passa sul tappeto e via... per modo di dire perchè la ressa a salire sulla Maddalena è tale che si riesce a salire molto lentamente rischiando spesso di mettere i piedi a terra.

In cima aspettiamo Elena che arriva molti minuti dopo perchè si è fermata ad aspettare un'amica. Ci dice di andare e non vuole essere aspettata.
Con noi verrà anche Enrico, altra faccia nota dei Ronchiverdi, anche lui iscritto a Torino Triathlon.

Si va.

Planiamo già verso Pecetto. Prendo una buca e sento che qualcosa mi cade dalla bici. Incredibile... mi è cascata la telecamera. Mi metto a lato e corro in salita per 50 metri. Panico totale. Non la trovo.
Eccola.
Renato mi ha aspettato e ripartiamo, praticamente ultimi.

A Pecetto riagganciamo Enrico. Prima di Chieri recuperiamo un gruppetto. Conterei di mettermi in mezzo e risparmiare energie. So bene di non avere fondo e non voglio consumare troppo subito. Invece Enrico si mette a tirare il gruppo e per non rischiare di perdere lui e Renato mi metto in terza posizione. Di tanto in tanto mi tocca tirare e comunque prendo più aria di quello che vorrei. Non si va mai a meno dei 35 km orari.

Prima di Villanova passiamo accanto a un'ambulanza. Un ciclista a terra con il volto coperto di sangue. Nel gruppo cala il silenzio ma dura poco.

Al primo ristoro ritroviamo altri di Torino Triathlon. Ci salutiamo e facciamo un breve tratto con loro, breve perchè girano poi tutti per il medio. Ci ritroviamo in tre.

Poi le colline, infinite colline. Perdo il conto delle salite, delle brevi discese e falsi piani Vigne, paesi e le
gambe che cominciano a fare male. Il contakm supera i 100. Per ora tengo il ritmo degli altri.

A Valdichieri ci fermiamo al ristoro, dove non è rimasto molto. Si aggrega al nostro trio un altro triathleta di Mazzè. Si riprende il sali scendi.

Al ristoro di Castelnuovo troviamo gente simpatica e parecchio brilla. Offrono salame cotto e vino (che ovviamente rifiutiamo volendo ancora tagliare il traguardo). Mi riempio di frutta secca, bevo una dozzina di bicchieri di cocacola.

Di qui in poi comincio a patire. In salita mi lasciano indietro di qualche minuto e li riprendo solo in discesa.
Ho i crampi e alterno momenti di difficoltà ad altri in cui le gambe ancora girano.

A Moncucco ci rendiamo conto che i km finali non saranno 159 come previsto ma, almeno una dozzina in più. Intravediamo Superga ma è ancora lontanta, dopo una serie di colline.

Ora percorriamo strade note, quelle degli allenamenti di sempre.

Sciolze (e la maledetta salita del cimitero), la strada della Rezza, Pavarolo e poi su, verso Baldissero.

Ultima rampa e il traguardo. Cerco Francesca e Marta che mi danno il cinque.

Ce l'ho fatta. Dopo 11 anni dall'ultima Granfondo.

Ho lasciato perdere l'agonismo e mi sono divertito. Il percorso è stato spettacolare e la compagnia splendida.

La manifestazione è riuscita anche se l'organizzazione non è stata delle migliori. I ristori erano pochi e poco riforniti. La partenza da Piazza Castello, sicuramente coreografica, è stata piuttosto pericolosa. I segnali non sono sempre stati chiari (pare che in 200 abbiano sbagliato strada). Gli incroci non erano tutti presidiati... insomma, si può migliorare.

giovedì 9 luglio 2015

Battuta d'arresto

Torino, 10 luglio 2015 - bici 1436, corsa 573, nuoto 53 km



Non è il mio anno. Prima la sincope dopo Tuttadritta e ora una frattura di clavicola. Una stupida caduta in un'altrettanto stupido giretto in mtb. Sottovaluto un salto in discesa e mi ribalto. Cado sulla spalla e mi rendo subito conto di essermi fatto male.

Sono inattivo da una settimana. Ne ho per almeno un mese.

Me ne sono fatto una ragione, non potendo fare altro. Ovviamente la caduta ha avuto una serie di risonanze nelle relazioni. Francesca, ancora memore della sincope, vede la mia attività sportiva sempre meno di buon occhio. L'atmosfera in casa non è così delle migliori.

Rifletto nuovamente sul significato che ha per me tanta attività.

Mi chiedo quanto ci sia di divertimento, quanto di sano e quanto invece di patologico.

Rimetto in gioco tutto, davanti alle accuse di dare la priorità allo sport rispetta al resto della vita e delle persone che mi circondano.

Non riesco a trovare un'unica risposta perchè probabilmente non ne esiste una unica. Non riesco a trovare una frase che mi assolva completamente, ma nemmeno parole che mi possano condannare del tutto.

Da tempo riconosco nello sport la mia dipendenza, sana o malata che sia. Il sudore, il cuore che batte veloce e i muscoli che fanno male mi ridanno una spiritualità persa con l'abbandono della religione. In questo senso, per quanto creda di essere materialista, mi rendo conto, come tutti, di non potere fare a meno anche di un lato meno "terra a terra". La vestizione, il rito e la doccia (come una purificazione). Gesti ripetuti che assumono un significato che ad altri può non essere subito evidente.

Mi condanna la dipendenza, mi assolve però la spiritualità e la necessità di trovare qualcos'altro, meno tangibile.

E' un modo di sentirmi vivo, sano.
Per il lavoro che faccio e per quello che sono ho imparato infatti a non lamentarmi. A sopportare più che posso. Davanti a tanto dolore altrui ho da un lato accentuato il mio autismo ma dall'altro imparato a non perdere tempo. Non sopporto i giorni inutili, quelli che scorrono nella routine. Quei giorni "furibondi, senza atti d'amore, senza calma nè vento". Anche se arrivo a casa stanco cerco e trovo (quasi sempre) l'energia per fare qualcosa. Uscirei sempre, per un gelato, un cinema, una passeggiata, una corsa, un po' di piscina e un po' di bici.

Per esperienza so che la malattia arriva all'improvviso, senza farsi annunciare. Ogni rinuncia e ogni cosa rimandata diventa così un rimorso.
Perciò cercherò di dare più tempo possibile alla famiglia e al lavoro, pur ostinandomi, come sempre, nel fare ciò che mi piace e mi dà pace.

Quindi... non mi lamento e aspetto di riprendere scarpe, pedali o di potermi tuffare in piscina.