mercoledì 7 dicembre 2016

Un Po di Corsa

Torino, 5 dicembre 2016, nuoto 122, bici 3671, corsa 1326 km

Eccoci a fine anno. E' tempo di bilanci e progetti per il prossimo 2017. 
E' stato un anno "buono", con molte gare e miglioramenti. L'esperienza di Embrun (l'Olimpico) è stata fantastica. Dopo 4 anni comincio a sentirmi di casa nel triathlon, a riconoscere molti volti, a salutare ed essere salutato.
Mi sono divertito veramente tanto, così tanto da volere alzare (e non di poco...) l'asticella per l'anno prossimo: una gara di IRON MAN.  Con Renato abbiamo pianificato ci siamo  iscritti all'ELBAMAN, a settembre. La follia aumenta.




Un Po di Corsa, 21 km

Premesse pessime. Una settimana prima della gara il fiume esonda. Un disastro. Valentina, una delle due imbarcazioni che portano da decenni i turisti sul Po viene trascinata verso San Mauro ed affonda.
Quando l'acqua si ritira lascia sulle ciclabile fango e sabbia. I circoli sportivi della zona di Moncalieri sono invasi dall'acqua. I Ronchi Verdi chiudono seminando il panico generale. Tutti a chiedersi dove andare a nuotare. Qualcuno già pronto a iscriversi in altre improbabili piscine.
Due giorni prima della gara Base Running annuncia l'annullamento della mezza. Si correranno solo 10 km.

Mi sento meno in forma di alcune settimane fa e l'accorciamento, tutto sommato, non mi dispiace. Non mi misuro più su 10 km da molto tempo e sono curioso di sapere quale tempo potrei fare.

Poche ore prima il contrordine.
Il percorso è stato ripristinato e si correrà anche la 21.

Mi trovo con Alessio, al caldo del Palazzo a Vela.
Fa sul serio, come sempre: correrà in pantaloncini. Io decido invece di correre vestito in modo invernale, con pantaloni lunghi e maniche lunghe. So che avrò caldo ma non ho molta voglia di prendere freddo alla partenza. Mi sembra di non essere in piena forma e considero la gara come un allenamento.

Tutto intorno è una festa. Molti indossano un cappello da Babbo Natale e nelle retrovie, chi parte per i 3 km, si fermerà davanti al Regina Margherita per salutare i bambini ricoverati. E' una corsa di beneficienza.

Incontro Matteo, come me iscritto a Ronchi Verdi e Torino Triathlon. C'è sempre. All'arrivo non lo vedo mai perchè mi precede solitamente di 5-10 minuti.
Mettiamo tutti le mani avanti (come usa): "non sono allenato", "per me è un allenamento", "questa notte non ho dormito" eccetera. Facciamo tutti così, sempre. Lo si fa nei confronti di se stessi, per abbassare le aspettative e non arrivare al traguardo delusi. Fa parte del nostro gioco, della nostra follia. E' uno dei tanti atti rituali legati alla gara.

Lo speaker annuncia che la gara è stata accorciata di 250 metri ma che i tempi saranno comunque per tutti maggiori per la sabbia che si dovrà attraversare lungo il percorso.

Via.

Come sempre esagero nei primi km. Prendo la scia dei primi e corro sotto a 4 min/km.
Passiamo sotto il tunnel di Corso Bramante. Lo ho già percorso in gara in occasione dei nazionali di Duathlon, nel 2015, in bicicletta. Lo ricordo mentre corro.

Rallento perchè la gara è lunga.

Palazzo a Vela, Torino
Comincia una lunga serpentina al Valentino. Mi perdo nei passaggi sui ponti, da una parte all'altra del Po. Dal piazzale davanti al Regina arriva la musica del concerto.
Mantengo una buona media, intorno ai 4 minuti e 10 sec/km.

Al nono km il percorso si divide tra la 10 e i 21.

Mi trovo in un gruppetto di 3-4 persone. Davanti a me una ragazza che mi precederà alla fine di circa 30 secondi, piazzandosi prima tra le donne.

Per la seconda volta, intorno al km 2 del Valentino, attraverso le dune di sabbia. Le gambe mi fanno male e devo mollare un po' negli ultimi due chilometri. Stringo i denti salendo sulla passerella. Vedo il traguardo. Lo passo e guardo il cronometro: 1.28.08. Il mio personale!

Scoprirò di essere arrivato 27mo assoluto. Matteo 13 mo e Alessio 15 mo.

Stanco ma soddisfatto procedo con il rituale: arraffare qualcosa al ristoro, cambiarsi e tornare a casa in macchina, tronfio del risultato e di endorfine.

Come sempre il traguardo ha ripagato la levataccia. Ne è valsa la pena.

Ma ora è tempo di dedicarsi alla bici e al nuoto.

Il 2017 sarà un anno grande, speriamo.

lunedì 5 settembre 2016

Colle dell'Izoard in bici

Torino, 5 settembre 2016 - nuoto 91.4 km, bici 2847 km, corsa 846 km

meno di due giorni fa finivo l'Olimpico di Embrun. Ho male alle gambe. Oggi con Renato, Sabrina e Andrea, abbiamo in programma l'Izoard. Farei bene a starmene a riposare ma la tentazione è troppa. Sono qui, in montagna, a pochi chilometri... Di notte mi giro dolorante nel letto sperando che il dolore sparisca, invano.
E allora si va.


Si parte di mattina presto. Previsti 110 km da Embrun.

Subito cominciamo ad andare su è giù. Per il momento mi sento bene e il dolore ai quadricipiti sembra dimunuire.
Non ho voglia di prendere freddo e decido di partire con uno zaino. Sarà un po' da ciclista della domenica, ma non mi importa. Patirò abbastanza per i muscoli e non voglio patire anche per le temperature.
La giornata è spettacolare anche se nel pomeriggio sono previsti temporali.

Procediamo a velocità discreta (per la condizione delle mie gambe comunque mostruosa) fino a Guillestre. Qui comincia un falsopiano fino a un incrocio dove si deve scegliere tra colle dell'Agnello o Izoard.

Da questo punto si fa sul serio.. due o tre tornanti poi fino ad Arvieux dove mi fermo a fare acqua. Dopo un km sono solo perchè Renato è rimasto dietro mentre Sabrina e Andrea sono spariti in avanti dopo pochi minuti.

Comincia un tremendo rettilineo con pendenze maggiori dell'8%. Le gambe urlano. Salgo agli 8-9 km orari alternando tratti in sella ad altri in piedi.
Raggiungo finalmente i tornanti, dove la pendenza non cambia ma dove di tanto in tanto si può avere qualche momento di recupero. E' una questione soprattutto psicologica: il tornante permette di darsi un traguardo intermedio e di spezzare così la fatica.

Ogni km è scandito da un cartello indicante quanti km alla vetta e la pendenza media del prossimo km.

Arrivo finalmente alla Casse Deserte. Paesaggio lunare. Passo a lato del monumento dedicato a Coppi e Bobet. Scatto qualche foto con la gopro, senza fermarmi.
Gli ultlimi 2 km, come sempre, sembrano essere 20. Una pedalata poi un'altra ancora e la vetta sembra non arrivare mai.

In cima ritrovo gli amici che nel frattempo hanno sicuramente avuto abbastanza tempo da rinfocillarsi (primo, secondo, dolce, caffè e amaro..) e aspettiamo insieme Renato.
Ci raggiunge Ivan, partito da Embrun, ben un'ora dopo di noi. Con Sabrina decide di allungare e scendere verso Briancon.. beati loro, non ce la potrei fare.
Scendiamo invece dalla stessa strada dell'andata, verso Gap.

La discesa è favolosa. Nell'ultimo tratto raggiungo quasi gli 80 km/h, e, nonostante qui non ci siano curve, mi viene un po' d'ansia e tocco i freni.



Rientriamo così verso il campeggio. La strada è ancora lunga e non ne ho proprio più. Non riesco a tenere le ruote degli altri che mi devono aspettare. Raccogliamo un ciclista francesce che con Andrea collabora a tirare.

Faticosamente arriviamo al lago... in tempo per due bracciate.

E' la terza volta che salgo l'Izoard. La seconda da questo versante. Ho fatto fatica, tanta ma come sempre ne è valsa la pena.

lunedì 29 agosto 2016

Embrun il paradiso del triathlon

Torino, 29/08/2016 - nuoto 90.4, bici 2661, corsa 822 km

Embrun
dal 13 al 20 agosto a Embrun, in Francia, vicino al lago di Serre Poncon.
Ho passato una settimana in campeggio in mezza agli iron-man, anzi, per meglio dire, agli "embrunman".
7 giorni di sport, compreso il triathlon M (Olimpico) il giorno di ferragosto (altrochè grigliata!).

Con Francesca e Marta partiamo da Torino sabato mattina. Abbiamo appuntamento in campeggio con la famiglia di Renato e altri amici.
Nella Multipla non c'è più spazio nemmeno per uno stuzzicadenti. Tre valige normali, una per l'abbigliamento sportivo. La mia bici, quella di Marta e un'altra che non stava più nella macchina degli amici. Le mute. Due bustoni della spesa poi la pompa per le gomme, caschi, bastoncini per camminare... di tutto.

Affrontiamo il Monginevro con difficoltà. Dal metano passo alla benzina perchè la macchina, già lenta di suo, carica così sale solo in seconda.

Arriviamo al Lago di Serre Poncon in mattinata. Ci consegneranno il bungalow alle 16.
Abbiamo perciò tempo di sistemarci in spiaggia.
Provo la muta. Nuoto male. I miei occhialini sono in fondo alla valigia e prendo quelli di Francesca che imbarcano acqua. Non vedo nulla e mi sembra di non andare avanti. Mi viene l'ansia di non riuscire a nuotare, e di non potere stare dietro al gruppo durante la gara. Temo di arrivare in una zona cambio deserta, senza più bici.

Arriviamo in campeggio, il Club Nautique,  per ultimi. Gli altri sono già sistemati. Renato è già in giro, in bicicletta.

Finito il trasloco ci accasciamo in un'altra spiaggia, sul lago di Embrun, separato da quello di Serre Poncon e dal fiume, la Durance, da una diga. Qui l'acqua è calmissima e sembra di essere in un enorme piscina. I miei occhialini sono perfetti e nuoto bene.

Incontriamo altri Torinesi. Mi presentano Gabriele. Corre per il CUS Torino e il 15 farà il lungo. E' arrivato primo degli Italiani a Kona. Solo dal fisico che ha si intuisce quanto è forte.Sono con lui le figlie e Sabrina, sua compagna e istruttrice di nuovo di Marta.

Siamo circondati da gente che nuota, corre o gira in bici.

In zona ci sono circa 1000 Embrunman e altri 400 che come me affronteranno l'Olimpico. Non ho mai visto tanta gente così in forma.

Domenica. Mi accompagnano tutti in paese a ritirare il pacco gara (una maglietta, il pettorale, il chip, un
Allestita la ZC
bicchiere di plastica marcato Embrunman e la solita carta).
Nel pomeriggio porto la bici in zona cambio.
Sono fiscalissimi e a causa del terrorismo controllano tutto quello che ho con me.
Torno al bungalow a piedi con una cassetta da riportare domani, per la gara, con il necessario per i cambi.
Nuoto un po'.
Gioco con i bimbi che sfrecciano nel campeggio con le loro biciclette. Si incrociano tra loro a folle velocità passando indenni (o quasi) a pochi centimetri l'uno dall'altro.
Preparo tutto: pettorale, chip, scarpe da corsa e da bici. Scelgo dei calzini morbidi, facili da mettere anche con i piedi bagnati.
Domani Renato si sveglierà alle 5.00 per vedere la partenza del lungo. Punto la sveglia alle 6.00, due ore e 30 prima della partenza.

Lunedì.
Colazione, vestizione e via, con la cassetta in mano, a piedi verso la zona cambio.
Nel lago sfilano come tonni gli ironman. Sono tantissimi. Cammino verso la zona dell'arrivo, in direzione opposta a loro.
Arrivato nella zona della partenza cerco un varco per raggiungere la ZC dell'Olimpico. E' un labirinto. Mi accodo a un Francese che come me, con la stessa mia cassetta, cerca di entrare. Dopo qualche tentativo troviamo la strada.
zona cambio
Sono in anticipo e mi fermo a vedere i primi del lungo che cambiati partono in bicicletta.
Al cancello della ZC pare che il mio nome non sia nelle liste. Gli faccio vedere che indosso il pettorale, il casco con il numero, che ho con me la cuffia, il braccialetto, il chip e che dunque da qualche parte il mio nome deve comparire. Scrollo le spalle mentre il vegliardo francese manda sms in giro. Dopo 20 minuti qualcosa si muove e decidono che posso partecipare alla gara.. grazie.
Appena entrato mi fermano perchè il mio pettorale non è in regola con la federazione francese: è fissato in soli due punti. Mi regalano una spilla da balia e vengo così omologato.

Fila 31, pettorale 1495.
Eccola la mia bici: agganciata alle transenne dalla sella. Tutta storta in mezzo ad altre 399: tutte dritte.
Alla mia sinistra si prepara un Italiano, uno dei pochi. Chiaccheriamo un po'. Mi racconta di arrivare da Cuneo e di avere già affrontato questa gara in più occasioni. Mi consiglia di stare attento a non prendere scie perchè, dice, i giudici francesi sono molto fiscali. Ci auguriamo buona gara. Lo vedrò poi nelle classifiche, nei primi posti.
Indosso la muta e chiedo soccorso ad altri due Italiani perchè mi aiutino a chiuderla.

8.30,  a piedi nudi sulla spiaggia.. il via. Nuoto.
Dalla spiaggia di corsa nel lago. L'acqua non è freddissima. In ogni caso è così alta l'adrenalina che in questo momento potrei entrare ovunque, con qualsiasi temperatura. Schivo cazzotti e calci. Qualcuno mi toglie gli occhialini. Mi fermo e li rimetto. Qualcuno mi arpiona i piedi e scalcio per liberarmi. Come tonni in una tonnara.
Cerco di tenermi nella bolgia, per sfruttare le scie e soprattutto per non uscire troppo di traiettoria. Tra calci e raddoppiare la distanza faccio la mia scelta: preferisco le botte.
Una boa. Un'altra. Cerco di tenermi in coda a un tale con la muta arancione fluo.
A differenza di tutte le mie altre gare precedenti riesco a tenere il gruppo e a superarne anche qualcuno. Mantengo la stessa velocità per tutta la gara (viaggio intorno ai 1.55 min/100 m).
Per evitare un altro incontro di lotta libera mi sposto a destra e perdo la rotta allungando di così il mio giro di qualche decina di metri.

Esco dall'acqua e correndo comincio a sfilare la muta.
All'entrata in ZC sento e vedo Renato. Fa il tifo e cerca di fotografarmi.

Recupero un po' di lucidità e riesco a cambiare senza fare stupidaggini (come mettere le scarpe prima di togliere la muta... già fatto). Corro con la bici verso l'uscita, verso la strada.
Si sale subito.
Cerco di procedere con il mio passo, senza esagerare perchè so che il dislivello è molto. Le gambe vanno ma la frequenza cardiaca è ancora alta, sopra ai 170/min. Devo ancora recuperare dal nuoto.
Il cuore scende fino a 165 e comincio a sentirmi meglio.
Tengo il passo di quelli vicini e ne passo qualcuno. Supero parecchie ragazze, partite 10 minuti prima di noi.
Il paesaggio è fantastico. A sinistra l'azzurro del lago e ovunque le montagne. Sul pettorale c'è il mio nome e quando passo mi incitano"allè, Lucà!). Mi aiutano e mi commuovono.
Ricordo i consigli di Sabrina e dopo una discesa, prima di un tratto con pendenza >10% ricordo di scalare sui pignoni più grandi. Molti non fanno a tempo a farlo e sono costretti a scendere dalla bici e spingere. Grazie del consiglio.

Poi la discesa, facile, veloce e soprattutto utile a recuperare energia.

Planiamo scendendo i 760 m di dislivello, tocco i 70 km orari.
Attraversiamo il ponte di Savine le Lac. La statale è aperta alla circolazione e c'è molto traffico. Così volente o meno non posso che sfruttare la scia delle macchine.
Procedo sullo stradone fino a Embrun. Si sale e scende. Mantengo la mia posizione.
A Embrun sento il tifo di Renato e degli altri. Mi confondo e sbaglio l'uscita di una rotonda. Recupero con un contromano, senza perdere troppo tempo.

Di nuovo in ZC.
Poso la bici, tolgo casco e guantini. Cambio le scarpe e via.

Ora la corsa, la parte in cui so di andare meglio.
Nei primi due chilometri faccio veramente fatica. Sento dolore al fianco destro. Spero che non aumenti. Penso di fermarmi e camminare un poi ma tengo duro. Riesco a correre intorno ai 4.45 min/km. Al giro di boa spero di vedere Francesca e Marta. Non ci sono perchè sono in anticipo sui tempi. Mi racconteranno di avermi aspettato lì a lungo, invano, dal momento che ero già passato.
Dal terzo km il dolore scompare. Va meglio.
I Francesi intonano cori. Tifano per tutti, anche per me. Ricambio alzando i pollici o dando il cinque ai bambini al lato del percorso.
Ora un tratto di salita. Rallento un po'.
Mancano 4 km, poi 3, due. Il penultimo chilometro è eterno. L'ultimo vola. Lo speaker annuncia il mio arrivo.

Taglio il traguardo. Devo sedermi e bere. Al ristoro c'è di tutto: frutta, coca cola, sali minerali, acqua, pain d'epices, frutta secca.
Dopo qualche minuto recupero le forze sufficienti a strisciare in zona cambio e recuperare bici e cassetta.

Scoprirò di essere arrivato 183mo su 393 partenti. Per me, considerando anche il livello medio dei partecipanti e la difficoltà del percorso, non male. Come prevedevo la parte in cui sono andato meglio è stata la corsa, poi la bici e infine il nuoto.

Rilevamenti cronometrici

Stanco ma soddisfatto, pian piano torno in campeggio, con la cassetta appoggiata al manubrio della bici.
Raggiungo famiglia e amici.

Gabriele, 27mo nel lungo
Alle 17.00 sono di nuovo in zona traguardo a vedere arrivare i primi del lungo.
Aspettiamo Gabriele.
Eccolo negli ultimi metri di corsa.
Grandissimo: 27mo assuluto!

Alle 23.00 sono sul molo, in campeggio. Sento lo speaker annunciare l'arrivo degli ultimi, in viaggio da 17 ore..

E' stata una grande giornata. Piena di movimento, famiglia ed amici.
In me cresce l'idea dell'ironman... per festeggiare i 45 anni?


La settimana ad Embrun proseguirà con molte altre ore di sport: camminata con i bimbi (6 ore!) il giorno dopo, martedì in bici fino all'Izoard, poi corse e nuoto.



lunedì 1 agosto 2016

Susa - Moncenisio - Iseran - Moncenisio - Susa

Torino, 1 agosto 2016 - Nuoto 70.3, Bici 2196, Corsa 739 km

L'olimpico di Embrun si avvicina. Mi preparo così  per le salite.. In bici tutto bene, ho mollato un po' la corsa ma spero che valga ancora l'allenamento fatto nelle prime di luglio. Meno bene il nuoto.. il mio tallone d'Achille.


MONCENISIO-ISERAN-MONCENISIO, CRONACHE CICLISTICHE

29 luglio 2016
Tra due giorni programmato un giro alpino. Più di 3500 metri di dislivello: Susa - Moncenisio - Iseran - Moncenisio - Susa (Itinerario).
Guardo le previsioni del tempo: temporali nel pomeriggio. Una sorta di roulette russa.
Dovremmo essere in 4-5. Sicura l'adesione di Angelo e di Renato. Poi altri, amici loro o amici di amici che potrebbero esserci o meno.
Comincio nei preparativi: caricare la gopro, pensare a cosa indossare.

30 luglio 2016
Meteo poco promettente. Disdicono tutti tranne Angelo. Siamo rimasti in due.
Decido di portare lo zaino con indumenti più pesanti. A posteriori, una saggia decisione.

31 luglio 2016
Alle 4.00 del mattino mi sveglia un temporale. Marca male, mi dico.
Ore 6.00 sveglia. Apro le persiane. Non piove ma è nuvolo. L'asfalto è bagnato.
Alle 7.00 sono davanti al box di Angelo. Nonostante sia reduce da una settimana di vacanza dove ha mangiato l'impossibile (mozzarelle a chili), bevuto litri di Nero di Troia e praticamente non vada in bici da tre settimane non ho dubbi sulla sua tenuta. E' una roccia. Con il suo passo e con il suo ottimismo arriva sempre. Non molla mai. E' il compagno perfetto per queste avventure.

Carichiamo le bici sulla Multipla. All'altezza di Avigliana, ai piedi della Sacra, comincia a piovere. Decidiamo di arrivare comunque fino a Susa dove ha appena smesso di diluviare e si vede qualche varco azzurro tra le nuvole.

Si va.

Colle del Moncenisio, sotto le nuvole
Attacchiamo il Moncenisio con calma. Oggi non si corre. Non c'è fretta. Scambiamo qualche parola, ci guardiamo attorno. Il cielo cambia continuamente alternando squarci di azzurro a nuvoloni neri.
Si sale in modo costante, senza pendenze esagerate.
E' una salita che ho già affrontato altre volte.
Arriviamo alla "scala", una serie di tornanti, prima della diga.
Alla vecchia dogana francese diciamo "bonjour" a due soldati, in tenuta mimetica, con il mitra in mano. Ricambiano il saluto e ci fanno gli auguri per il nostro giro. Sono lì, completamente inutili , a rappresentare in modo più che altro simbolico la risposta al terrorismo.
Saliamo a lato della diga. Arrivati al falsopiano comincia a piovere. E' tutto grigio, anche il lago.
Ci mettiamo le mantelline e ci consultiamo. Andare o tornare? Il buonsenso mi direbbe di scendere verso l'Italia ma la voglia di arrivare al mitico cartello dell'Iseran è più forte.
Ottimisti o incoscienti, non so, decidiamo di scendere verso la Francia.
Arriviamo a Lanslebourg con il sole. Un bel paesino pieno di fiori. Meraviglioso. Riempiamo le borracce, togliamo qualche strato di vestiti e via.

Risaliamo la valle verso l'Iseran. Passiamo il Colle della Madelaine, e da 1500 ci portiamo intorno ai 1700 metri, altitudine che più o meno manterremo fino ai piedi del colle.
Ci superano decine di motociclisti, quasi tutti svizzeri. Concludiamo che tutti gli Svizzeri vanno in moto e, soprattutto, che vanno in moto fuori dalla Svizzera. C'è pochissimo traffico e quasi nessun ciclista.

A Bonneval sur l'Arc ci concediamo una coca-cola, seduti a un tavolino di un ristorante.

Passiamo la sbarra e cominciamo. Salgo con il mio passo. Ogni km un cartello, lasciato appositamente per i cicisti, segnala l'altitudine, quanti km alla vetta e il grado di pendenza del prossimo km.
La pendenza è costante, dal 7 all'8%. Molla solo per un km, grosso modo a metà.
Dopo qualche miunto perdo di vista Angelo ma non mi preoccupo perchè so che mi raggiungerà in cima, con il suo passo e senza mollare.
Di tanto in tanto mi fermo per fare qualche foto.
Sento fischiare le marmotte.
Mi attraversa la strada un caprone, ma non riesco a prendere in tempo la  macchina fotografica per immortalarlo. Passo sotto una galleria di una cinquantina di metri. Attraverso qualche ponte di pietra.
Gli ultimi chilometri sembrano eterni.
Un muraglione di neve.
Ecco le bandiere della vetta. Un'ultima curva e il cartello del colle.

Iseran: 2770 metri: il colle più alto d'Europa, superato solo dalla Bonette (dove però hanno barato allungando la strada di qualche metro, sopra al colle vero e proprio, per poter avere il record).
Iseran Vetta
Mi metto al riparo e indosso subito qualcosa di asciutto.
Aspetto Angelo per qualche minuto. Arriva esausto ma entusiasta di essere arrivato.

Ci riscaldiamo nel ristorante del colle dove beviamo un tè caldo e mangiamo un'ottima (e carissima) fetta di torta di mirtilli.

Mettiamo addosso tutto quello che abbiamo. Monto la GoPro sul casco e via, sulla stessa strada dell'andata, questa volta però in discesa.
Planiamo verso valle. La strada è stretta ma facile. Non ci sono grosse curve e l'asfalto è buono.



Ripercorriamo la valle verso il Moncenisio. Si scende leggermente e riusciamo a tenere un buon passo... compatibilmente al "sovrasella", urlante.

Ai piedi del Moncenisio il sole decide di scomparire dietro a nuvoloni neri. Tuoni, lampi e pioggia scrosciante. Percorro la salita a testa bassa, in un fiume d'acqua. Si sale in modo costante, intorno all'8%. Il dislivello è di 600 metri, che dopo quanti ne abbiamo giù saliti non è poi poco.
Al colle mi cambio. Poi arriva Angelo, inesorabile.
Mi racconta fiero di avere rifiutato un passaggio da un camper.
Facciamo una nuova tappa in una bettola in cima al colle (questa volta due tazzone di caffè francese) e sotto la pioggia ripercorriamo la strada dell'altipiano a lato del lago.
In discesa smette di piovere ma ormai siamo bagnati. Non sento più i piedi e mi battono i denti.
Metro dopo metro la temperatura di alza.

Siamo a Susa dove ci cambiamo.

In macchina accendiamo il riscaldamento, ricominciamo a sentire i piedi e i denti un po' alla volta smettono di battere. Siamo soddisfatti alla grande, e anche il meteo, alla fine, è stato clemente.

Ora è tempo di programmare altri giri... Col della Bonette?

Il GIRO


lunedì 25 luglio 2016

Letture. Bestie da Vittoria.

Torino, 25/07/2016 - nuoto 69.7, bici 2076, corsa 723 km

Continuo i miei allenamenti in preparazione per il Triathlon Olimpico di Embrun, in Francia.
Mi sento bene. Sento di pedalare come non facevo da anni. Ritrovo sensazioni di altre epoche e mi sento più giovane. La corsa va bene e anche nel nuoto mi sembra di avere guadagnato qualcosa.
Mi diverto e questo è ciò che più conta.


Ho appena finito di leggere "Bestie da Vittoria" di Danilo Di Luca. Non da molto ho visto "The Program" il film dedicato alla storia di Armstrong. Due storie simili.
Che dire? Sarà tutto così come scrivono?
Si "cureranno" tutti, in modo indiscriminato per essere scoperti positivi all'antidoping quando conviene a sponsor o federazione?

Penso poi a Marco Pantani. Ucciso mediaticamente per un emocromo appena più alto del normale. Un errore che, come scrivi Di Luca, un ciclista professionista non avrebbe mai fatto. Nessuno"dopato", e sopratutto nessuno con 10 minuti dal secondo al Giro, sarebbe stato così stupido da portare l'emocromo oltre il limite consentito. Sarebbe stato un comportamento da kamikaze.

Conoscono i farmaci meglio di un farmacista. Sanno come farseli, quanto dosarli, e come non farsi trovare positivi (nella maggior parte dei casi).

Scrive che il doping fa comodo a tutti e che volendo si potrebbe eliminare. Basterebbe costringere e ditte farmaceutiche ad aggiungere dei traccianti nei farmaci, con un'emivita tanto lunga da rendere sicuramente positivi qualsiasi persona ne facesse uso.
Nessuno si potrebbe così più "curare" e tutto ripartirebbe da zero.

Pantani da dopato avrebbe "bastonato" tutti, se tutti si fossero dopati.
Pantani da non dopato avrebbe comunque bastonato tutti, se nessuno si fosse dopato.

Leggendo questo libro viene da pensare che certi demoni, come Armstrong, Di Luca, Riccò e altri siano in realtà finiti all'inferno per motivi di interesse e, fondamentalmente, di denaro.

Pantani per le scommesse, Di Luca perchè fuori da certi circuiti, Armstrong perchè scomodo.

Povero ciclismo, povero.

Chissà poi se un giorno il Denaro permetterà di allargare a tutti gli sport compreso il Calcio così miliardario e così intoccabile.

Leggetelo il libro di Di Luca.
E' la parabola malinconica di un ciclista e di un uomo. Da nessuno a eroe (quello della targa sul colle delle Finestre) per finire con debiti e una squalifica a vita.

Targa a Di Luca, Colle delle Finestre (Torino)


lunedì 13 giugno 2016

Colle della Dieta e Malciaussia


Torino, 13 giugno 2016 - nuoto 53.7, bici 1607, corsa 563  km

La sveglia suona alla solita ora. Le 6 del mattino. Apro gli occhi e impreco, convinto di dovere andare al lavoro. Presto però realizzo: è domenica e oggi si va in bici. Tutto cambia.
Soliti riti. Colazione, toilette, vestizione.

Alle 7.10 arrivo con il mio carrozzone, una Multipla ai suoi ultimi km di vita bollata e scricchiolante, in zona Crocetta, sotto casa di Alessio. Bollata e scricchiolante ma perfetta per i ciclisti. In un istante abbiamo caricato tutto e siamo sulla strada per Lanzo.

Oggi gran giro: Colle della Dieta e Malciaussia.

Le previsioni del tempo sono buone ma non c'è da fidarsi troppo, in questi giorni di acquazzoni e temporali tropicali. Per ora c'è il sole.

Parcheggiamo a Lanzo e partiamo, in direzione Ceres.

Mi rendo subito conto che Alessio ne ha più di me. Affronta i primi falsi piani a salire a una buona velocità che riesco a tenere solo a fatica. Non voglio forzare perchè oggi il dislivello sarà notevole. Devo risparmiarmi.
L'aria sa di montagna e all'ombra fa freddo. Dopo qualche chilometro tuttavia, come sempre e come l'esperienza mi ha insegnato, con il cuore che aumenta comincio a sudare e a non patire più la temperatura.

Si sale, senza pendenze esagerate.

Svoltiamo a Mezzenile, a sinistra, verso il paese.

Si comincia subito a salire in modo più deciso.
La strada è stretta e coperta nel bosco.
Saliamo insieme, con un buon passo.
Dopo un'area attrezzata per i pic nic, la pendenza aumenta e Alessio mi lascia dietro di qualche centinaio di metri.
Affrontiamo alcuni tratti al 16%. Avrei bisogno di un rapporto più morbido o di una gamba migliore. Devo salire sui pedali perchè da seduto non ho abbastanza forza.
Come sempre la parte più dura arriva alla fine.
Ho già provato questa strada 4 o 5 anni fa. La ricordavo meno dura ma si sa, le salite già fatte, nei ricordi sono sempre meno pendenti e i chilometri sempre meno chilometri...
Finalmente siamo in vetta.
Ci mettiamo il k-way e giù.

La discesa non è facilissima perchè la strada è stretta e ripida. Scendiamo tranquilli. Dopo un tratto nel bosco la valle si apre sui prati. Bellissimo.

Eccoci a Viù. pronti a risalire prima lentamente con pendenze moderate. Direzione Usseglio. Arranco dietro al mio compagno. Superiamo altri ciclisti... forse, nonostante mi sembri di non andare avanti, non sto salendo poi così piano.
Da Usseglio si fa sul serio.
Le pendenze si fanno importanti. In alcuni tornanti faccio fatica a girare i pedali e ogni pedalata è un atto di volontà. Mi sfiora l'idea sacrilega di scendere dalla bici e spingere. Mi sfiora appena.
Eppure si sale, lentamente, ma si sale. Tornante dopo tornante.
In qualche tratto si riesce a rifiatare.
Finalmente Vedo la diga.

Ci fermiamo in riva al lago. Un caffè al rifugio e poi giù verso Viù.
Nei primi km dobbiamo usare i freni per non prendere troppa velocità, considerando le pendenze. Non bisogna esagerare perchè la strada è stretta.
Da Usseglio a Viù però si deve pedalare.
Ci diamo il cambio e scendiamo veloci.
Da Viù a Lanzo, alternando la discesa ad alcuni tratti in salita (uno scherzo rispetto a quanto abbiamo fatto in mattinata).

Finiamo il giro in meno di 5 ore. Sono stanco ma non devastato.



venerdì 6 maggio 2016

Colle Braida e la Sacra di San Michele


Torino, 6 maggio 2016 - nuoto 42.3, bici 1082.6, corsa 449.1 km

Proseguo la mia preparazione per il 70.3 di Candia. Dovrei essere più allenato dell'anno scorso. Ho più km in bici e in piscina sto migliorante. Dovrei dunque migliorare il mio personale, in teoria perchè poi in pratica la variabili sono molte e non si può sapere.

Torino-Sacra di San Michele. Itinerario.

Sacra di San Michele
Un classico del ciclismo torinese Non si può pedalare in Piemonte, senza essere saliti, almeno una volta, al Colle Braida e alla Sacra, alla sommità del monte Pirchiriano, uno sperone roccioso appartenente al gruppo del Rocciavré nelle Alpi Cozie (alt. 962 metri s.l.m.). Pirchiriano è il nome antichissimo del monte, forma elegante di Porcarianus o monte dei Porci, analogamente ai vicini Caprasio, o monte delle Capre, e Musinè o monte degli Asini. Insomma, un giro zoologico..

Un'ascesa che ho già affrontato diverse volte, ma sempre partendo in zona, e mai da casa.
Venerdì arriva un messaggio di Renato, su WhatsApp. Ha in programma di andare alla Sacra, partendo da casa. Sono l'unico ad aderire perchè gli altri, quasi tutti di Torino Triathlon, sono impegnati in altre impossibili e impegnativissime imprese sportive.

Domenica mattina, ore 9.00 siamo davanti al velodromo. Abbiamo 4 ore per fare 100 km e fare la salita.
Attraversiamo Torino, ancora poco trafficata. Corso Casale poi Corso Unità d'Italia e Corso Unione Sovietica.
Stupinigi
A Stupinigi ci fermiamo perchè Renato ha un possibile appuntamento con un'amica che però gli scrive di essere impegnata in una folle corsa in montagna e di non poter venire.

Usciamo da Torino, in direzione Orbassano. Poi verso Piossasco e Avigliana.
E' un falso piano, leggermente in salita. Ci diamo qualche cambio riuscendo a mantenere una discreta velocità. Incrociamo tanti ciclisti, di tutte le tipologie: dalla famiglia in fila indiana con la graziella al cronoman.

Passati in mezzo ai due laghi di Avigliana ci fermiamo all'inizio della salita per il "ricambio idrico" e per mangiare qualcosa.

Si comincia.
Subito ci passano due ciclisti. Vanno tutti forte.
Saliamo vicini, fino a Mortera, una frazione di Avigliana, dove si affronta un primo colletto. Qui vediamo uno dei due ciclisti che prima ci avevano passato con facilità girare la bici e tornare indietro... facile andare forte così!

Dopo la discesa si riprende a salire, più duramente di prima.
Renato, da vero iron-man, ha più fondo e va di più in pianura, in salita però vado un po' di più e lo lascio qualche minuti indietro. Lo aspetto nel piazzale della Sacra, in mezzo a decine di macchine e pullman.
Saliamo insieme al Colle.

In cima, come è di rito, ci fermiamo alla fontana. Qui sono fermi altri ciclisti.
Tempo di riempire la borraccia e poi giù verso Giaveno.

Filmo la discesa con la gopro. Prima passo Renato poi altri due. Scendo comunque tranquillo, senza prendermi assurdi e inutili rischi.


Da Giaveno scendiamo ad Avigliana. Decidiamo di tornare attraverso la Val di Susa. L'intenzione è quella di fare il fondo valle, ma sbagliamo direzione a una rotonda e ci troviamo a salire e scendere.
Poi Rivoli, Corso Regina.

Alle 13.00 siamo a casa, puntuali. 100 km circa, in 4 ore e 1100 metri di dislivello.

Colle Braida Altimetria