domenica 26 ottobre 2014

Dove corrono i veri Re (Corsa da Re, 2014 - Cronaca)

Torino, 21 ottobre 2014 - Bici 2140, Corsa 1111.9, Nuoto 101.3 km

In questo fine settimana mi sono dedicato alla corsa di resistenza che amo meno, un'ultramaratona... di guardie in reparto e pronto soccorso.
Sabato 13 ore, per un totale di 42 pazienti, innumerevoli chiamate per urgenze (o quasi) e una mezzadozzina di ricoveri. Pausa notturna (5 ore di sonno) e ritorno in corsia dove mi aspettano i 42 signori del giorno precedente più qualche nuovo acquisto. Alle 15.00 sono a casa. Corro 35 minuti a tutta per sfogarmi. Doccia, collasso nel letto 1 ora. Cena, un po' di divano con Francesca e Marta e ritorno in Pronto per una guardia notturna.

Arrivo alla fine, stravolto, senza pettorale e senza classifica.

Mi sono divertito di più la settimana scorsa, alla Corsa da Re.

In azione!
Come l'anno scorso alle 11 circa di sabato vado a ritirare il pacco gara al castello della Mandria, a Venaria Reale. Iscrivo Marta alla Corsa del Principino. L'emozione comincia quando la vedo con il pettorale, a 4 anni, emozionata come me. E' abituata a vedermi partire per una "corsetta" ed è orgogliosa di fare come il papà.

Alle 12.00 si parte, mano nella mano. In fondo al gruppo, senza ambizioni. Al traguardo ci aspettano Francesca, i nonni, e altri amici. Emiliano e il piccolo Gabriele, compagno d'asilo di Marta, partono con il gruppo dei più grandi, dai 5 agli 8 anni.

Via come un gioco. La piccola sorride. Corriamo. Non si lamenta e cominciamo a superare tutti, uno dopo l'altro. Faccio il passo ma non la tiro. 500 metri. Alzo lo sguardo e vedo davanti a noi la bicicletta che precede il gruppo... siamo tra i primi e Marta è la prima bimba. Le lascio la mano nell'ultimo rettilineo e lei va, felice e veloce. Saluta la mamma e ride: vince la gara dei nani! Incredibile, alla terza generazione di sportivi finalmente qualcuno vede e sale sul podio...
Tutti commossi: nonni, mamma e papà.
Marta sul podio
Poi la premiazione e la seconda vittoria di Marta, quella sulla timidezza: pur non lasciando lo sguardo di Francesca si lascia fotografare.



Domenica. Ritrovo sotto casa alle 8. Partiamo in gruppo: Emiliano, Viviano, io e la mamma (velocissima, nella categoria "nonne"). Ci prende l'ansia di non trovare parcheggio e lasciamo la macchina lontanissimo. Per ora non mi hanno ancora preso le solite coliche. Ho appuntamento con Nicola, un collega dell'ospedale. Ho il suo pacco gara (con pettorale e chip). Cerchiamo un gabinetto per risolvere le ultime urgenze, quelle solide, liquide e semisolide. Intestini e vesciche attivate dall'ansia. I principini ieri parevano molto più maturi di noi re... del resto i bambini sono sempre un passo più avanti di noi. Mi arrendo alla coda e decido di mettere a tacere il colon.

Qualche goccia di pioggia, poca roba e una temperatura perfetta.

Ci scaldiamo un po' correndo nel viale a fianco della griglia della Mezza.

Incontro Angelo, emozionato per la sua prima mezza, Renato che come me sta preparando la Maratona di Torino e (a differenza di me) l'iron man di Enbrun del prossimo anno.
Saluto qualcuno che conosco di vista.

Via!

Chi è lo re?
Corro la prima parte tenendo i 4.40. Faccio fatica. E' un falsopiano, in leggera salita. Percorriamo i meravigliosi giardini della Reggia. Entriamo nel Parco della Mandria. Si corre bene e non ci sono troppi rallentamenti. Il fondo è perfetto: sterrato morbido, qualche tratto in asfalto.

Dopo qualche km si torna indietro in un altro falsopiano, questa volta in discesa. Mi infilo in gruppo di Base Runner e tengo il loro passo. Guardo il cardio: 4.00 min/km. Tutto bene.

Dopo i primi 10 km cominciano i sali scendi. Il cuore tiene senza salire sopra la soglia massima. Le gambe bruciano ma per ora in modo sopportabile. Riesco a recuperare in discesa. Il gruppo si sgrana. Siamo in fila. Cerco di non farmi distanziare dalle scarpe di chi mi precede. Sorpasso qualcuno e qualcuno mi passa.

Mi sento bene. Sento qualcuno che conta i passaggi e mi rendo conto di essere nei primi 100. Non ci posso credere.
Tengo duro e mollo solo negli ultmi 2 km, nei giardini della reggia.

Alla fine sono 90mo dei 1200 partecipanti. Concludo la corsa in 1 ora e 32 minuti circa, 2 minuti in meno dell'anno scorso, appena dietro la prima delle donne.
Arrivo al traguardo stanco ma non stremato.
Soprattuto arrivo soddisfatto.

Ecco poi Emiliano che ha migliorato il tempo dell'anno prima, e Angelo che ci ha messo 15 minuti meno delle proprie aspettative. Siamo stati tutti grandi e torniamo a casa felici.

Negli occhi gli alberi della Mandria e l'architettura della Reggia, flash di scarpe e battute scherzose scambiate con gli altri runners.

Dura e bella gara in una location meravigliosa. Buona l'organizzazione.

Un sicuro appuntamento per l'anno prossimo.



venerdì 10 ottobre 2014

Sassi-Superga

Torino, 10 ottobre 2014 - Bici 2140.5, Corsa 1064.6, Nuoto 98.4 km

Giornate uggiose, di pioviggine e qualche goccia di pioggia. Domenica ci saranno i 21 km della Corsa da Re. Obiettivo sarà battere il tempo dell'anno scorso (1 ora e 34 minuti), in ogni caso di non metterci di più di un'ora e 40. In teoria dovrei essere più allentato dal momento che ho più km nelle gambe e riscontri cronometrici, in allenamento, leggermente migliori.
Pedalo poco o niente.
Ieri ho letto della prima Gran Fondo di Torino, in programma per il 6 settembre del 2015. Come non mancare?


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Sassi-Superga: la SALITA di Torino


Un post dedicato per intero alla Sassi-Superga. Una strada mitica di Torino e un topos per i ciclisti torinesi.

5 km circa, con un dislivello di circa 500 metri, una pendenza media di circa il 10%. Una salita dura, che se non fosse per la lunghezza potrebbe battersela per difficoltà con molti colli alpini.

Una discesa tecnica con dei tratti di grande velocità. Nel rettilineo di Pian Gambino, se si esce bene dalla curva precedente, si possono infatti superare gli 80 km orari.

Sassi-Superga

La strada inizia a Sassi, a sinistra della stazione di partenza della Dentera, il trenino che porta su alla basilica.
Si sale subito seriamente, con pendenze comprese tra il 12 e il 15% per circa 800 metri dopo i quali la pendenza si riduce e si può rifiatare.
Sassi-Superga
Dopo 600 metri si risale ferocemente. Molto duro il tratto sotto i ponti della dentera, superato il quale si attraversa il mitico Pian Gambino, il tratto più facile (mito dei discesisti).
Poi ancora un km di sofferenza pura e un'altro leggermente meno duro.
Arrivati al bivio, di fronte al giornalaio si può scegliere se raggiungere la basilica girando a sinistra o se proseguire dritti verso Baldissero, la "Panoramica" in direzione di Pino e del Colle della Maddalena.


Una volta arrivati in cima si può decidere di planare su Torino dalla stessa strada, scendere verso Baldissero e allungare il giro nel Chierese ovvero girare al primo bivio verso destra, seguendo la direzione di Baldissero, per prendere la Str. dei Colli, detta anche la Panoramica (in gergo ciclistico, soprattutto dei bikers, la "Pano").
Con questa strada si raggiunge Pino e di qui si può scendere a Chieri o passare sulle creste verso Pecetto o il Colle della Maddalena.

Se invece si sale al Meringone con la mtb si possono imboccare diversi sentieri come il 29 che da Superga porta a S.Mauro, il 26 dalla Sassi-Superga fino a Str. del Cartman, o prendendo la "Pano" il mitico 600 (la regina delle discese in mtb di Torino).



La DENTIERA (o meglio "DENTERA")

Il trenino che da Sassi porta su alla Basilica (il noto Meringone).
Utile per quei ciclisti stanchi che non hanno voglia di fare la salita (vergogna!!), o per i bikers discesisti (ovvero pseudociclisti) che possono caricare sul rimorchio le bici e farsi scarrozzare fino alla vetta.

Inaugurata nel 1884 in occasione della Esposizione Nazionale di Torino. Era inizialmente una funicolare a valore, trainata da un cavo di acciao accanto al binario. Nel 1935 venne chiusa e riaperta come una cremagliera elettrica.

Negli anni 70 caduta in disuso e riaperta negli anni 80.

Si sviluppa su  3 km e 100 metri, coprendo un dislivello di 625 metri con una pendenza massima del 21% nel primo tratto. Dotata di 3 ponti, due piccole gallerie.


venerdì 3 ottobre 2014

Allergia allo sport

Torino, 3 ottobre 2014 - Bici 2210.4, Corsa 1013.9, Nuoto 96.9 km

Continuo sulla strada della Maratona. Un lungo alla settimana (da 25-30 km) e altre due o tre uscite con ripetute o comunque spunti veloci. Marta, mia figlia, ha ripreso il corso di nuoto e ne approfitto per accompagnarla in piscina e fare qualche vasca. Poca bici...


Oggi, leggendo un articolo di medicina sportiva (Anafilassi nello Sport, Medicina Sportiva Vol.59, n1), ho scoperto che di sport si può anche morire. Non mi riferisco a coccoloni di origine cardiovascolare, disidratazione o a traumi.
Si può morire di sport per una crisi allergica, incredibile.

Esiste una patologia detta anafilassi da esercizio fisico (EIAn). Si tratta di una sindrome reattiva sistemica scatenata da qualsiasi attività sportiva, raramente prevedibile, e sopratutto pericolosa per la vita.

La sintomatologia esordisce con prurito, senso di calore ed eritema diffuso. Può poi progredire con orticaria e angioedema, coinvolgendo infine, nelle forme più aggressive, le vie aeree superiori e inferiori provocando disfonia, stridore laringeo, tosse e broncospasmo, l'apparato gastroenterico (nausea, vomito, addominalgia) e l'apparato cardiovascolare (fino allo shock).

Si conoscono due forme:

  • forma post-prandiale: dopo uno sforzo fisico eseguito entro 6 ore da un pasto. In questa forma gli alimenti rappresentano il fattore scatenante. Può essere successiva all'assunzione di un alimento specifico o di qualsiasi alimento. Mele, pesche, uva, noci, nocciole, sedano, pomodori e finocchi sono gli alimenti che più di altri sembrano essere predisponenti. Il meccanismo patogenetico è sconosciuto: probabilmente l'attivazione dei mastociti e il conseguente rilascio di mediatori viene indotta da alimenti contenenti sostanze istamino-liberatrici, il cui assorbimento viene accelerato durante la successiva attività fisica
  • forma non dipendente da alimenti: insorge dopo 10-20 minuti da un'intensa attività fisica. La causa non è nota. Sono forse implicate iperemia e ipertermia conseguenti uno sforzo intenso
La diagnosi, ovvero l'individuazione dei soggetti a rischio, si fa con dei test da sforzo, in ambiente protetto.

Non rappresenta una controindicazione allo sport pur che si adottino alcuni accorgimenti preventivi: evitare l'assunzione di alimenti per i quali ci sia il sospetto di un'allergia (nelle 4 ore precedenti), evitare l'assunzione di FANS (anti-infiammatori) e alcolici prima dello sforzo fisico, sospendere l'attività in caso di insorgenza di prurito, portarsi dietro una confezione di adrenalina. E' poi possibile premedicarsi con una dose di antistaminico assunta 30 minuti prima dell'attività.


Morale... non c'è scampo. Si possono tirare le cuoia per una tegola caduta in strada, per uno scivolone nella vasca da bagno, per un terribile incidente automobilistico, un infarto sul divano o per uno shock anafilattico mentre si corre, anche piano, al Valentino. 

Detto ciò mi faccio una risata e dopo tanti km, credo di avere la certezza di non essere allergico allo sport.

giovedì 11 settembre 2014

Cuore Matto Bitossi

Torino, 11 settembre 2014 - Bici 2000.5, Corsa 865.5, Nuoto 92.2 km

Continuo sulla strada della Maratona. Ho lasciato da parte il nuoto (tolta qualche vasca di tanto in tanto) e messo in secondo piano la bici. Per mantenere l'allenamento  almeno una volta alla settimana cerco di andare al lavoro in bicicletta, allungando un po' al ritorno per un totale di 60 km a viaggio.
Contavo di partecipare al Duathlon di Torino ma ho scoperto da poco che è stato sostituito da un Triathlon Sprint a Candia... il 28 ottobre però farò freddo e non credo di aver voglia di iscrivermi. Non mi va di rischiare raffreddori o altro a 20 giorni dalla Maratona.

Franco Bitossi

Ho sentito per la prima volta la storia di Franco Bitossi guardando una puntata di sfide, della RAI. Una storia piena di vittorie, e di vittoria sulla propria fragilità.

E' nato nel 1940 ed è stato professionista su strada per 17 anni, dal 1961 al 78, gli anni di Merckx e delle sfide con Felice Gimondi, ma anche di Anquetil, Pouilidor, anni di ciclismo leggendario e grandi campioni.
Eddie Merckx, Franco Gimondi

Soprannominato Cuore Matto per alcuni attacchi di tachicardia. Cardiopalmo che però non gli ha impedito di vincere numerose tappe del Giro (compresa la mitica Cuneo-Pinerolo), alcune del Tour oltre ad altre numerose competizioni (in tutto 171). Crisi che però lo hanno spesso bloccato e costretto al ritiro, impedendogli forse di passare da vincente a grande campione, ad aggiungersi come terzo incomodo alla sfida da Gimondi e il Cannibale.

Nei blog dedicati al Ciclismo si racconta di Franco, seduto al fianco della strada, fermo ad aspettare che il cuore rallenti mentre a lato passano gli avversari.

Non si sa che tipo di aritmia fosse. L'emotività ebbe senz'altro un ruolo dal momento che le crisi si verificavano nei momenti più intensi e stressanti (spesso quelli decisivi). Crisi di panico? Una tachicardia sopraventricolare innestata dall'ansia? mah... poco importa.

Cominciò ad andare meglio dopo il matrimonio e con la partecipazione a gare a tappe (dove l'ansia di tappa in tappa, km in km andava a scemare). Del resto è noto come l'ansia si sciolga nella routine.

Certo che a gareggiare in quel periodo, contro certe leggende, l'ansia sarebbe venuta a chiunque...

Tra gli aneddoti relativi a Bitossi, mi ha colpito soprattutto la vicenda dei Mondiali.

Lago di Gap
Siamo nel 1972, a Gap, dove si stanno svolgendo i Campionati Mondiali di Ciclismo su Strada. Gara in linea. Franco è nel gruppo di testa, con Michele DancelliMarino BassoEddy MerckxCyrille GuymardJoop Zoetemelk e Leif Mortensen.


A due km dall'arrivo Bitossi va via in fuga con Guymard.

Ancora 700 metri in due, poi il Francese sfinito lascia strada a Bitossi.

E' primo e ha il traguardo davanti. Ormai il finale sembra scontato: la vittoria è sua. Eppure continua a voltarsi e rallenta. Come in un incubo in cui non si riesce a muovere i piedi, la bici sembra rallentare, quasi fermarsi.

Mancano pochi metri, pochi.

Un soffio, poi sfreccia Basso, il nuovo campione del mondo.



Piange. Ha perso un campionato del mondo che aveva in mano. E' stato beffato ed è distrutto. Trova ancora la forza di dire "provo piacere per Marino".

Eppure dopo 42 anni di Bitossi ci si ricorda ancora, certo di più del vincitore, Marino Basso.

Ora vive nel suo paese, in Toscana. Da tempo ha appeso la bici al chiodo. Gioca a bocce e continua in qualche modo la pratica agonistica. Non so se continui a tenere a bada il cuore, o se finalmente si sia acquietato. 

Quella di Cuore Matto è una storia, una delle tante dello sport e del ciclismo. Uno sport che nella sua storia raccoglie leggende di grandi imprese, grandi campioni e mitiche vittorie. Medaglie, giro, tour, vuelta, la maglia dello scalatore o la lotta contro il vento. Coppi, Bartali, Pantani, Merckx, Nibali (speriamo) ma anche Bitossi, con il suo cuore e le sue ansie.

domenica 24 agosto 2014

Archeologia: Cicloviaggio in Scozia, 1999

Torino, 24/08/2014 - bici 1900.2, corsa 772, nuoto 87.4 km

Tornato dalle vacanze ho cominciato la preparazione per la Maratona di Torino (il 16 novembre). Nel frattempo a ottobre penso che parteciperò alla mezza della Corsa da Re e al Duathlon Sprint di Torino. Mi sento in forma anche se il percorso per preparare i 42 della Maratona è moolto lungo...

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1999, ho 26 anni. Un venerdì, una sera in birreria con gli amici. Paolo, compagno di banco e di mille avventure (quelle del liceo e della "deriva alcolica" e dopo qualche anno quelle sportive), prossimo alla laurea in Scienze Politiche e io in Medicina.
Si passa davanti alla vetrina del CTS: in promozione, praticamente regalato, un volo per la Scozia.

Fantastichiamo... un tour in bicicletta, con le borse, in totale autonomia. Un sogno a occhi aperti, di quelli che si fanno dopo aver bevuto una birra.
Così, il mattino successivo, prima di riflettere, dubitare e infilare il sogno in un cassetto ad aumentare la collezione, vado in agenzia. Chiamo Paolo per dirgli che ho acquistato i biglietti e che ad aprile deve tenersi pronto per un viaggio in bici. Gli dico tutto d'un fiato. Non risponde e penso sia caduta la linea. E' rimasto senza parole. Il dado è tratto. E' con le spalle al muro e dopo le fantasticherie del giorno prima non può dire di no soprattutto perchè il biglietto non è rimborsabile.

Dopo il primo istante rinsavisco e mi faccio prendere dal panico. Se si fa eccezione per qualche giro in mtb nei sentieri della collina e qualcosa con la bici da corsa, non abbiamo infatti nessun allenamento. Poca attrezzatura. Escluse alcune escursioni fino in Liguria non abbiamo nessuna esperienza di cicloturismo.

Passa qualche giorno e ci troviamo a Castiglione, a casa di Paolo con guide e cartine a pianificare l'itinerario.

Gli acquisti: un antivento di goretex, una maglietta intima tecnica, un portapacchi, due borse per portare le bici sull'aereo, i borsoni Ferrino da cicloturismo.

Riproduzione del Colosseo a Oban
Arrivo a Edimburgo. Ripristino delle bici e breve giro in città.

Poi mezzi smontati nelle borse e via in pullman fino ad Oban. Qui, poco distante da una folle riproduzione del Colosseo,  primo pernottamento in un ostello tanto alternativo da sembrare un centro sociale. Porte e pareti dipinte in modo psichedelico, Tedeschi ubriachi.

La partenza è difficoltosa perchè nel tentativo di avvitare un pedale spano completamente il crancke. Si ritarda così il via per cercare un ciclista. Trovo un meccanico, dimostrando di avere sopra di me una buona stella, dal momento che nei prossimi 1000 km non incontrerò altre officine. Risolto il problema saliamo sul primo traghetto, verso l'isola di Mull.
Arriviamo al porto all'ultimo e tirano giù per noi il portellone del Ferry per farci salire.. un trionfo.

Sulla strada di Mull
Comincia così il nostro viaggio. Attraversiamo brughiere, lunghe strade a senso alternato. Ci arrampichiamo su cliff, circondati dai colori.  Quasi nessuna macchina, qualche ciclista (che ci supererà per poi essere ripreso nei prossimi 10 giorni), e tante pecore.



Brughiere e cielo scozzese scuro
Ci ambientiamo presto e apprendiamo le regole principali: tenere la sinistra, diffidare degli agnellini ai ciglio della strada e da mamma pecora che, ignorando il nostro arrivò, si fionda a soccorrere il cucciolo attraversando la strada. Impariamo sopratutto a studiare bene la mappa e pianificare con precisione le tappe dal momento che i paesi sono separati da molti km e non fermarsi al momento giusto significa spesso non avere da mangiare o un posto per dormire.

Le modalità metereologiche sono solo due: grigio scozzese chiaro e grigio scozzese scuro. Nel primo caso è possibile qualche squarcio di sole tra un acquazzone e l'altro, nel secondo non c'è speranza.



Ostello di Oban
Dormiamo negli ostelli, quelli "indipendenti" perchè più economici, qualche volta nei bed and breakfast (un po' più cari). Mangiamo per strada, riparati dal vento e dalla pioggia dove si può. Ci nutriamo di schifezze, roba scaduta o quasi, tanti Mars e Sneakers. Ci salva la colazione (compresa spesso nel prezzo del pernottamento): bacon, uova, funghi, sanguinacci, salsiccia, poi tè, marmellata. Sono riuscito a ingurgitare qualsiasi cosa eccetto il terribile porridge, tremendo.

1000 km circa in 11 giorni di viaggio, puntando dritti fino a John O'Groat, la punta più a nord della Scozia davanti alle isole Orcadi. Una meta che nel viaggio diventa anche un simbolo. Sentiamo avvicinarsi nelle nostre esistenze un momento di svolta. Gli studi sono finiti (o quasi, considerando i futuri anni di scuola di specializzazione che mi aspettano), e comincia a profilarsi davanti a noi l'universo del lavoro. Siamo entrambi fidanzati e sentiamo che anche in questo senso qualcosa si deve definire maggiormente (entrambi vedremo le nostre storie disintegrarsi nei mesi successivi). Andiamo a John O'Groat a chiudere un capitolo e aprirne un altro, andiamo a "dissotterrare il Dom", ispirandoci al film Fandango.

Nel viaggio viviamo decine di storie, migliaia di immagini, suoni e sensazioni. Un bagaglio che a distanza di quasi vent'anni continuo a portare con me indelebile.

Incontri
Nel percorrere il perimetro occidentale e poi settentrionale della Scozia incrociamo altri viaggiatori, alcuni in bici, altri a piedi all'avventura. Alcuni Australiani alla ricerca delle loro radici, un Canadese e un Inglese in bici, due ciclisti solitari. Il primo con una tuta di goretex del valore di tutto il nostro abbigliamento tecnico, delle nostre bici e di quanto abbiamo nel portafoglio (poco) messi insieme. Una tuta gialla fluo che periodicamente scorgiamo da lontano superiamo per poi essere ripresi. Il secondo, meno attrezzato, inglese, in viaggio da settimane tenta di percorrere tutto il perimetro della Gran Bretagna.

Percorriamo l'isola di Mull fino a Fionnphort dove pernottiamo in un bed and breakfast. Il giorno dopo abbandoniamo le bici per un escursione in barca all'isoda di Iona e di Staffa. Mare in tempesta (come sempre in Scozia), cielo scozzese chiaro.

Tobermory
Si riparte nel pomeriggio, in direzione Tobermory, dove ci aspetta il ferry per tornare nell'isola maggiore.

Si procede poi verso Mallaig, dove, dopo alcune tappe, ci imbarchiamo per l'Isola di Skye.
A Portree ci sistemiamo in un ostello dove pernottiamo per due notti, in modo da poter percorrere un circuito senza i 22 kg delle borse al seguito.
Nei dintorni di Uig scorgiamo un kilt e cornamusa mentre attraversa la brughiera deserta. Lo seguiamo con le mountain bike in un sentiero che ci porta in cima a un cliff, di fronte al rudere di un castello. Lo vediamo posizionarsi in cima al rudere e suonare il suo strumento, di fronte al mare. Scorgiamo poi una targa che spiega le origini del rudere e racconta che qui, ogni giorno dell'anno, è tradizione che un discendente del Clan venga a suonare la cornamusa in onore della storia delle propria famiglia.

Eilean Donan Castle
Riprendiamo la nostra strada, tornando nell'isola grande.
Ci regaliamo un breakfast in un pub, a base di uova, bacon e sanguinacci. Dalla finestra si vede l'Eilean Donan Castle, quello del film Highlander. Ripartiamo così cantando la canzone dei Queen: "chi vuole vivere per sempre?".

Si procede verso nord. Fiancheggiamo fiordi, attraversiamo rivoli neri e laghi scuri. Passiamo attraverso Ullapool, poi Durness.

A nord le spiagge sembrano caraibiche. Acqua azzurra, sabbia bianca... ma temperatura intorno ai 2-3 gradi, nessun ombrellone, nessun bagnante nella nebbia e qualche foca con il muso fuori dall'acqua a osservarci.

John O'Groat
Poi Tongue, Thurso e John O'Groats. Qui arriviamo emozionati e, idealmente, dissotteriamo il Dom.

Pernottiamo a Wick, in un B&B gestito da una vedova Italiana. Ci racconta della via in Scozia. Delle case lasciate aperte perchè, dice, "di ladri qui non ce ne sono", dei bambini che in inverno vanno a scuola a piedi, ma in gruppo, per evitare di perdersi nella nebbia. Ci racconta dell'acqua gelida e ci giura che almeno in un giorno dell'anno si riesce a fare il bagno.
Di mattina partiremo molto presto e ci regala la cena al posto della colazione.

A Wick carichiamo la bici sulla corriera e ci riportiamo a Edimburgo, dove ci aspetta un aereo per il ritorno a casa.


Ad oggi sono passati 15 anni e non so quanto la Scozia sia cambiata. So quanto sono cambiato io, quanto sono cresciuto, migliorato o forse involuto. E' stata un'esperienza importante e fondamentale per ciò che sono oggi.

Paolo si è sposato con una ragazza di Venezia dove si è trasferito e ha avuto una bella bimba. Ha abbandonato il ciclismo per darsi alle montagne. Ha attraversato con forza un periodo difficile, uscendone alla grande. Ci vediamo ogni tanto, con molto piacere e con un po' di nostalgia per i nostri vent'anni e per quelle strade scozzesi percorse fuori e dentro di noi.


giovedì 31 luglio 2014

Correre a Ibiza

Torino, 1/08/2014 - bici 1699.3, corsa 671.4, nuoto 80.4 km

Finalmente le vacanze.

Tutto pronto per Ibiza. Nella valigia poche cose per la vita da spiaggia e da villaggio turistico... in modo da viaggiare leggeri e soprattutto lasciare spazio in valigia a tutto il materiale per le corse. Mi porto dietro l'essenziale (scarpe, pantaloncini, calzini, canotte tecniche), il tutto moltiplicato per 3. Cuffia e occhialini, un paio di pantaloni da ciclista (non si sa mai) e il superfluo (polar, tutti gli accessori del polar, gopro, tutti gli accessori della gopro, lettore mp3).

Prima della partenza una lunga osservazione di google-map, alla ricerca di possibili percorsi.

Il balcone dell'hotel di San Miguel si affaccia su una sorta di fiordo sul lato nord dell'isola, lontano dal bordellone di Ibiza città. Il mare è verde scuro, circondato da colline scoscese alternanti tufo e macchia mediterranea. Bellissimo.

Francesca è subito vittima di una grave insolazione e decide, inaspettatamente, di iniziare qui una carriera da podista. Sceglie il posto più agevole: solo salita (e che salite!) e negli orari più caldi della giornata, ovvero in quelli in cui è aperto il baby-club dove Marta ha chiesto asilo politico.

Partiamo così insieme. Lei alterna tratti di corsa ad altri di camminata veloce. Io la precedo correndo e di tanto in tanto le corro incontro indietro sui mie passi, anche per evitare di perderla in mezzo alle rocce dell'isola.

In 10 giorni percorriamo circa 60 km, con un dislivello di circa 700 metri.

Grazie al consiglio di Raffaele, responsabile del Tour Operator, anche lui podista scopriamo 4 percorsi diversi.

Spiaggia di Benirras
1 - Porto di San Miguel - Cala di Benirras e ritorno. Su asfalto, circa 8 km, 200 metri circa di dislivello (andata e ritorno compresi). Dalla spiaggia di San Miguel si sale superando il promontorio, passando di fianco alle grotte, per poi scendere alla spiaggia di Benirras. Qui scopriamo un mercatino hippy. Sulla spiaggia, bellissima, alcuni dei figli (o nipoti, mah) dei figli dei fiori... forse discendenti dei primi hippies, forse fricchettoni di nuova generazione con tanta nostalgia. Ci immortaliamo con la gopro davanti a una gigantografia riproducente la copertina di Sgt. Pepper dei Beatles. Un Italiano, con un banchetto di collanine, ci invita per domenica sera, quando, ci dice, si terrà una festa hippy di saluto al sole, al tramonto. Così facciamo il pieno di "flower power" e completamente disidratati torniamo in albergo dove ci attacchiamo ai dispenser delle bevande e ripristiniamo quanto perso in termini di liquidi, elettroliti e calorie con litri di coca-cola (grande all inclusive!).





Torre di Porto San Miguel
2 - Porto di San Miguel - Torre. In gran parte sterrato. Circa 10 km, dislivello di 180 metri. Dalla spiaggia
si percorre lo stradone fino al Ristorante Sanremo (nota località della Costa Brava... credo), si gira a destra in una strada in salita, asfaltata, seguendo le indicazioni per Na Xamena. Dopo il depuratore si devia a destra, seguendo le indicazioni per un misterioso "kiosco". La strada diventa sterrata e comincia a salire. Quando si scorge il mare si devia a sinistra per arrivare fino alla torre sulla quale si può anche salire. Qui il panorama si apre in modo stupendo. A destra la baia di San Miguel, il faraglione di Benirras e dietro l'omonima spiaggia, a sinistra degli altissimi cliffs e sotto il mare azzurro.
La torre di può raggiungere anche in modo alternativo, passando dalla spiaggia e attraverso un sentiero che costeggia il mare. E' però meno percorribile di corsa e più adatto a una passeggiata.
Facciamo un centinaio di foto, qualche giga di filmati e ci precipitiamo in hotel, prima che il baby-club chiuda e Marta decida, a 4 anni, di affittare un motorino o comprare un ingresso per qualche discoteca.

Sotto il video della scalata alla torre




3 - Porto di San Miguel - San Miguel.
San Miguel
Bella salita, tutta sterrata. Dislivello di circa 150 metri, circa 10 km in tutto. Dopo il Ristorante Sanremo si gira a sinistra e si seguono le indicazioni per San Miguel. Ci si arrampica in mezzo alle campagne, ci si allontana dal mare dando una sbirciata alla vita locale. Si attraversano boschi di macchia mediterranea e tratti sotto il sole. Dopo una serie di rampe e tornanti su uno stradone con fondo di pietra e polvere si sbuca sulla strada che da Benirras porta a San Miguel. Si gira a destra e dopo un km circa si arriva nel paesino.
In salita non ci sono stati problemi, eccetto ovviamente la salita (che in sè è sempre un problema!), in discesa invece abbiamo perso la via dell'andata sbucando al ritorno più a monte e dovendo percorrere un tratto sull'asfalto, mal frequentato da turisti con la macchina a noleggio e con scarso controllo della stessa.




Na Xamena
4 - Porto di San Miguel - Na Xamena. Invece di girare per il Kiosco si continua fino a una frazione (in realtà un gruppo di superville con superpiscina e alberghi di lusso) arrampicata sulla collina. 10 km. 180 m di dislivello circa. Tutta asfaltata. Dalla cima di vede il mare, sempre più blu.






Insomma, bilancio positivo:
  • contrastati i danni dell'all-inclusive con incremento ponderale di un solo kg (contro i 4 presi l'anno scorso)
  • belle corse in salita in posti meravigliosi
  • grandi nuotate
  • mia figlia passata a 4 anni e mezzo in una prematura adolescenza
  • mia moglie Francesca contagiata dalla corsa e sopravvissuta alle salite assolate (grande!)

sabato 21 giugno 2014

La Strada dei Cannoni

Torino, 21 giugno 2014 - bici 1390, corsa 525.9, nuoto 67.35 km

Quando Roby mi ha proposto di percorrere la Strada dei Cannoni, ho pensato volesse riportarmi all'adolescenza o a percorrere un nuovo percorso sulla via della perdizione e dei paradisi artificiali. Ha frugato dietro al bancone del bar (il mitico Bar Simone di Via Pallanza) e ho temuto tirasse fuori cartine e filtri. Ha invece aperto un libro di itinerari alpini dedicati alla mountain bike.

Un giro sulla cresta compresa tra la Val Varaita e la Val Maira, in provincia di Cuneo. Un itinerario già in parte provato con i due amici Paolo e Paolo (Travers e Mottura), più di 12 anni fa.

Il terzo della spedizione, Angelo, invitato ha poi dato defezione causa prole e relativo soggiorno balneare.

Così alle ore 7.15 ci troviamo davanti al Bar e carichiamo le bici sulla mia Multipla (grande e grossa macchina, ciclisticamente parlando).

Alle 9.00 circa partiamo dalla piazza di Venasca, paese che nella mia vita torna sempre. Facevo lì la guardia medica e in quelle notti ci portavo abusivamente mia moglie quando eravamo ancora fidanzatini... che ricordi! E' all'inizio della Val Varaita ed è comodo come base per scalare i colli della zona, compreso il Colle dell'Agnello (il colle dei colli).

20 km di asfalto in lieve salita fino a Sampeyre. Una noia mortale. Lenti e senza la sensazione del volo che dà la bici da corsa. Mi accorgo poi di avere la sella troppo bassa e soprattutto la bici nuova, con il fondoschiena non ancora conformato per quella seduta... un gran dolore.

A Sampeyre l'ultima colazione prima del giro, quello vero. Caffè e cornetto in un bar tipico della zona: quattro valligiani ciucchi, due videopoker e, ovvio,  gestione cinese.

Il Colle di Sampeyre. Un signor Colle. Già salito in diverse occasioni, 18 km con un dislivello di circa 1200 metri. Pendenze accettabili, mai superiori al 12%. Lungo. Nel 2002 lo affontai correndo la GF Fausto Coppi, sotto la pioggia e il nevischio. La discesa verso la Val Maira, in quella occasione, fu una delle più difficili che abbia mai provato per il freddo e il fondo impossibile. La gara venne poi accorciata e non ci fecero fare il Fauniera, dove la neve era troppa per passare in sicurezza.

Crampi sul Colle di Sampeyre
Fino ai 1800 metri il tempo si mantiene meraviglioso. Poi eccoli, i nuvoloni neri a oscurare il Monviso e avvicinarsi pieni di pioggia verso di noi.

Roby quest'anno non ha avuto modo di allenarsi, tra poche settimane sarà padre e ha passato gli ultimi mesi a mettere in ordine la propria casa e la propria vita. A 1500 metri comincia ad avere i crampi. Lo aspetto, faccio un tratto con lui, allungo e lo aspetto a ncora. Arriva, si accascia ed eroicamente, si rialza a pedalare.

Il Colle (e le nuvole in arrivo)


Arrivo ai 2230 del colle, in alto non c'è nessuno. A pochi metri vedo il nuvolone nero pieno di pioggia che si avvicina ancora. Qualche foto. Poi arriva Roby e con lui la pioggia. Il termometro segna 7 gradi. Rinunciamo così a salire al colle Bicocca perchè vorrebbe dire pedalare ancora per almeno 30 minuti, sotto la pioggia e salire fino ai 2500. Troppo freddo.

Così rimaniamo ancora in pantaloncini e maglietta e saliamo dolcemente in direzione della valle. In cima mi metto tutto quello che ho nello zaino, ovvero uno smanicato e un k-way di goretex.

Poi una serie di colli fino a scendere gradualmente al Col Birrone dove, forse per il nome o forse perchè la temperatura finalmente è tornata ad essere umana, decidiamo di mangiare.

Fino a questo punto il fondo è stato piuttosto pietroso. Abbiamo le mani a pezzi, in parte per il freddo, in parte per le vibrazioni. Come sempre dimostro di non avere imparato dall'esperienza: non ho portato i guanti invernali. Imbecille.

Si risale lentamente verso il Colle di Valmala. Nonostante non forzi perdo Roby. Arriva distrutto raccontando di essersi fermato due o tre volte per andare di corpo e di avere avuto delle tremende coliche addominali. Ci mancava... Dà la colpa a un tè freddo, bevuto al Birrone.

Arrivati al Colle di Valmala percorriamo un tratto asfaltato perfettamente. Dopo tanto sterrato ci sembra di volare. Scivoliamo fino al santuario senza scendere sotto i 50 km orari.

Da Valmala attraversiamo il bosco, il Colle della Liretta e sbuchiamo sulla strada di Rossano.

Chiudiamo con quasi 2000 metri di dislivello, 81 km e 7 ore di escursione.

Un gran giro... peccato solo per il meteo.





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