giovedì 31 luglio 2014

Correre a Ibiza

Torino, 1/08/2014 - bici 1699.3, corsa 671.4, nuoto 80.4 km

Finalmente le vacanze.

Tutto pronto per Ibiza. Nella valigia poche cose per la vita da spiaggia e da villaggio turistico... in modo da viaggiare leggeri e soprattutto lasciare spazio in valigia a tutto il materiale per le corse. Mi porto dietro l'essenziale (scarpe, pantaloncini, calzini, canotte tecniche), il tutto moltiplicato per 3. Cuffia e occhialini, un paio di pantaloni da ciclista (non si sa mai) e il superfluo (polar, tutti gli accessori del polar, gopro, tutti gli accessori della gopro, lettore mp3).

Prima della partenza una lunga osservazione di google-map, alla ricerca di possibili percorsi.

Il balcone dell'hotel di San Miguel si affaccia su una sorta di fiordo sul lato nord dell'isola, lontano dal bordellone di Ibiza città. Il mare è verde scuro, circondato da colline scoscese alternanti tufo e macchia mediterranea. Bellissimo.

Francesca è subito vittima di una grave insolazione e decide, inaspettatamente, di iniziare qui una carriera da podista. Sceglie il posto più agevole: solo salita (e che salite!) e negli orari più caldi della giornata, ovvero in quelli in cui è aperto il baby-club dove Marta ha chiesto asilo politico.

Partiamo così insieme. Lei alterna tratti di corsa ad altri di camminata veloce. Io la precedo correndo e di tanto in tanto le corro incontro indietro sui mie passi, anche per evitare di perderla in mezzo alle rocce dell'isola.

In 10 giorni percorriamo circa 60 km, con un dislivello di circa 700 metri.

Grazie al consiglio di Raffaele, responsabile del Tour Operator, anche lui podista scopriamo 4 percorsi diversi.

Spiaggia di Benirras
1 - Porto di San Miguel - Cala di Benirras e ritorno. Su asfalto, circa 8 km, 200 metri circa di dislivello (andata e ritorno compresi). Dalla spiaggia di San Miguel si sale superando il promontorio, passando di fianco alle grotte, per poi scendere alla spiaggia di Benirras. Qui scopriamo un mercatino hippy. Sulla spiaggia, bellissima, alcuni dei figli (o nipoti, mah) dei figli dei fiori... forse discendenti dei primi hippies, forse fricchettoni di nuova generazione con tanta nostalgia. Ci immortaliamo con la gopro davanti a una gigantografia riproducente la copertina di Sgt. Pepper dei Beatles. Un Italiano, con un banchetto di collanine, ci invita per domenica sera, quando, ci dice, si terrà una festa hippy di saluto al sole, al tramonto. Così facciamo il pieno di "flower power" e completamente disidratati torniamo in albergo dove ci attacchiamo ai dispenser delle bevande e ripristiniamo quanto perso in termini di liquidi, elettroliti e calorie con litri di coca-cola (grande all inclusive!).





Torre di Porto San Miguel
2 - Porto di San Miguel - Torre. In gran parte sterrato. Circa 10 km, dislivello di 180 metri. Dalla spiaggia
si percorre lo stradone fino al Ristorante Sanremo (nota località della Costa Brava... credo), si gira a destra in una strada in salita, asfaltata, seguendo le indicazioni per Na Xamena. Dopo il depuratore si devia a destra, seguendo le indicazioni per un misterioso "kiosco". La strada diventa sterrata e comincia a salire. Quando si scorge il mare si devia a sinistra per arrivare fino alla torre sulla quale si può anche salire. Qui il panorama si apre in modo stupendo. A destra la baia di San Miguel, il faraglione di Benirras e dietro l'omonima spiaggia, a sinistra degli altissimi cliffs e sotto il mare azzurro.
La torre di può raggiungere anche in modo alternativo, passando dalla spiaggia e attraverso un sentiero che costeggia il mare. E' però meno percorribile di corsa e più adatto a una passeggiata.
Facciamo un centinaio di foto, qualche giga di filmati e ci precipitiamo in hotel, prima che il baby-club chiuda e Marta decida, a 4 anni, di affittare un motorino o comprare un ingresso per qualche discoteca.

Sotto il video della scalata alla torre




3 - Porto di San Miguel - San Miguel.
San Miguel
Bella salita, tutta sterrata. Dislivello di circa 150 metri, circa 10 km in tutto. Dopo il Ristorante Sanremo si gira a sinistra e si seguono le indicazioni per San Miguel. Ci si arrampica in mezzo alle campagne, ci si allontana dal mare dando una sbirciata alla vita locale. Si attraversano boschi di macchia mediterranea e tratti sotto il sole. Dopo una serie di rampe e tornanti su uno stradone con fondo di pietra e polvere si sbuca sulla strada che da Benirras porta a San Miguel. Si gira a destra e dopo un km circa si arriva nel paesino.
In salita non ci sono stati problemi, eccetto ovviamente la salita (che in sè è sempre un problema!), in discesa invece abbiamo perso la via dell'andata sbucando al ritorno più a monte e dovendo percorrere un tratto sull'asfalto, mal frequentato da turisti con la macchina a noleggio e con scarso controllo della stessa.




Na Xamena
4 - Porto di San Miguel - Na Xamena. Invece di girare per il Kiosco si continua fino a una frazione (in realtà un gruppo di superville con superpiscina e alberghi di lusso) arrampicata sulla collina. 10 km. 180 m di dislivello circa. Tutta asfaltata. Dalla cima di vede il mare, sempre più blu.






Insomma, bilancio positivo:
  • contrastati i danni dell'all-inclusive con incremento ponderale di un solo kg (contro i 4 presi l'anno scorso)
  • belle corse in salita in posti meravigliosi
  • grandi nuotate
  • mia figlia passata a 4 anni e mezzo in una prematura adolescenza
  • mia moglie Francesca contagiata dalla corsa e sopravvissuta alle salite assolate (grande!)

sabato 21 giugno 2014

La Strada dei Cannoni

Torino, 21 giugno 2014 - bici 1390, corsa 525.9, nuoto 67.35 km

Quando Roby mi ha proposto di percorrere la Strada dei Cannoni, ho pensato volesse riportarmi all'adolescenza o a percorrere un nuovo percorso sulla via della perdizione e dei paradisi artificiali. Ha frugato dietro al bancone del bar (il mitico Bar Simone di Via Pallanza) e ho temuto tirasse fuori cartine e filtri. Ha invece aperto un libro di itinerari alpini dedicati alla mountain bike.

Un giro sulla cresta compresa tra la Val Varaita e la Val Maira, in provincia di Cuneo. Un itinerario già in parte provato con i due amici Paolo e Paolo (Travers e Mottura), più di 12 anni fa.

Il terzo della spedizione, Angelo, invitato ha poi dato defezione causa prole e relativo soggiorno balneare.

Così alle ore 7.15 ci troviamo davanti al Bar e carichiamo le bici sulla mia Multipla (grande e grossa macchina, ciclisticamente parlando).

Alle 9.00 circa partiamo dalla piazza di Venasca, paese che nella mia vita torna sempre. Facevo lì la guardia medica e in quelle notti ci portavo abusivamente mia moglie quando eravamo ancora fidanzatini... che ricordi! E' all'inizio della Val Varaita ed è comodo come base per scalare i colli della zona, compreso il Colle dell'Agnello (il colle dei colli).

20 km di asfalto in lieve salita fino a Sampeyre. Una noia mortale. Lenti e senza la sensazione del volo che dà la bici da corsa. Mi accorgo poi di avere la sella troppo bassa e soprattutto la bici nuova, con il fondoschiena non ancora conformato per quella seduta... un gran dolore.

A Sampeyre l'ultima colazione prima del giro, quello vero. Caffè e cornetto in un bar tipico della zona: quattro valligiani ciucchi, due videopoker e, ovvio,  gestione cinese.

Il Colle di Sampeyre. Un signor Colle. Già salito in diverse occasioni, 18 km con un dislivello di circa 1200 metri. Pendenze accettabili, mai superiori al 12%. Lungo. Nel 2002 lo affontai correndo la GF Fausto Coppi, sotto la pioggia e il nevischio. La discesa verso la Val Maira, in quella occasione, fu una delle più difficili che abbia mai provato per il freddo e il fondo impossibile. La gara venne poi accorciata e non ci fecero fare il Fauniera, dove la neve era troppa per passare in sicurezza.

Crampi sul Colle di Sampeyre
Fino ai 1800 metri il tempo si mantiene meraviglioso. Poi eccoli, i nuvoloni neri a oscurare il Monviso e avvicinarsi pieni di pioggia verso di noi.

Roby quest'anno non ha avuto modo di allenarsi, tra poche settimane sarà padre e ha passato gli ultimi mesi a mettere in ordine la propria casa e la propria vita. A 1500 metri comincia ad avere i crampi. Lo aspetto, faccio un tratto con lui, allungo e lo aspetto a ncora. Arriva, si accascia ed eroicamente, si rialza a pedalare.

Il Colle (e le nuvole in arrivo)


Arrivo ai 2230 del colle, in alto non c'è nessuno. A pochi metri vedo il nuvolone nero pieno di pioggia che si avvicina ancora. Qualche foto. Poi arriva Roby e con lui la pioggia. Il termometro segna 7 gradi. Rinunciamo così a salire al colle Bicocca perchè vorrebbe dire pedalare ancora per almeno 30 minuti, sotto la pioggia e salire fino ai 2500. Troppo freddo.

Così rimaniamo ancora in pantaloncini e maglietta e saliamo dolcemente in direzione della valle. In cima mi metto tutto quello che ho nello zaino, ovvero uno smanicato e un k-way di goretex.

Poi una serie di colli fino a scendere gradualmente al Col Birrone dove, forse per il nome o forse perchè la temperatura finalmente è tornata ad essere umana, decidiamo di mangiare.

Fino a questo punto il fondo è stato piuttosto pietroso. Abbiamo le mani a pezzi, in parte per il freddo, in parte per le vibrazioni. Come sempre dimostro di non avere imparato dall'esperienza: non ho portato i guanti invernali. Imbecille.

Si risale lentamente verso il Colle di Valmala. Nonostante non forzi perdo Roby. Arriva distrutto raccontando di essersi fermato due o tre volte per andare di corpo e di avere avuto delle tremende coliche addominali. Ci mancava... Dà la colpa a un tè freddo, bevuto al Birrone.

Arrivati al Colle di Valmala percorriamo un tratto asfaltato perfettamente. Dopo tanto sterrato ci sembra di volare. Scivoliamo fino al santuario senza scendere sotto i 50 km orari.

Da Valmala attraversiamo il bosco, il Colle della Liretta e sbuchiamo sulla strada di Rossano.

Chiudiamo con quasi 2000 metri di dislivello, 81 km e 7 ore di escursione.

Un gran giro... peccato solo per il meteo.





LINK ALL'ITINERARIO (dettaglio)


martedì 10 giugno 2014

Triathlon Medio a Candia (in Africa, credo)

Torino, 10 giugno 2014 - bici 1309.4, corsa 500.7, nuoto 65.4 km

8 giugno. E' arrivato il momento, il giorno del Medio. Ovvero 1900 metri di nuoto, a seguire 81 km in bici e 21 di corsa. Il mio passo nel triathlon oltre lo sprint. Vengono con me Francesca, Marta e mia madre che dopo la partenza andranno a spiaggiarsi in Piscina, ad Antares, dove il giorno prima si sono distribuiti i pacchi gara.

Muta facoltativa. Non so come comportarmi poi vedo che la mettono tutti e mi adeguo.

Soliti preamboli: zaino, mal di pancia, buscopan, zona cambio, fuori dalla zona cambio, muta, voglia di urinare, tolgo la muta, rimetto la muta.



Tutti già dal pontile, pronti a partire in acqua, o meglio nella pauta del lago di Candia. L'acqua è torbida e non si vede avanti che per pochi centimetri. In bocca gusto di fango. Qualcosa mi sfiora le caviglie, forse alghe, forse i tentacoli del famoso mostro di Candia o forse le dita scheletriche di triathleti annegati nelle edizioni precedenti. Questi i pensieri positivi del pre-gara...

Scambio ancora qualche parola con i compagni pesci di branco. Riconosco il mitico Giorgio Mortara, celebre per aver partecipato a più di 630 gare, 150 triathlon compresi. Lo saluto.

Si parte. Via con le solite collisioni. Tempo 5 minuti, alzo lo sguardo e scopro di essere assolutamente fuori rotta. La lontanissima boa è  tutta alla mia sinistra e il branco dei mutati a 5 o 6 metri a destra. Devio (e allungo). Raggiungo i compagni e riprendo con le collisioni. Quando tutto sembra più calmo alzo lo sguardo e scopro di essere nuovamente fuori zona. Andrò avanti così tutta la gara percorrendo una distanza totale ben maggiore dei 1900 metri previsti. Che pirla!

Il gruppo dell'olimpico è partito mezzora dopo di noi ma negli ultimi 200 metri conto numerosi nuotatori, con la cuffia rossa dell'olimpico. Sono lento e loro sono molto veloci.
Finalmente il pontile. Mi danno una mano a salire e a fuggire dai tentacoli melmosi del lago.


Zona cambio: non ricordo dove ho messo la bici. Stanchezza, confusione, e ipossia mi confondono e invece del 103 cerco il 203. Qualcuno mi indica la posizione giusta, ritrovo così bici e il doppio paio di scarpe. Prendo fiato. Occhiali, bandana, casco, guanti, calze e scarpe. Veloce. Corro fino alla strada con la bici a mano. Supero la riga e via.

In bici tutto bene. Parto tranquillo e mi accorgo di tenere una media discreta. A fine frazione avrò mantenuto i 32 km orari, non male (per le mie possibilità, s'intende). Nei primi cento metri supero un avversario, di grossa stazza. Per me, per tutta la gara, sarà "il ciccione maledetto". In ogni tratto di pianura o discesa mi supererà per essere poi ripreso nei falsi piani o nelle corte salite. Maledetto ciccione, tutta la gara a rincorrerti!

Mi superano i soliti alieni, con bici ultratecnologiche, ruote lenticolari rombanti e caschi da galleria del vento. Supero tanti finti alieni, con bici altrettanto tecnologiche ma gambe molli.

Passo il primo giro. Nel secondo mi sento più stanco ma ancora tonico.

La temperatura si sta alzando ma in bici non si sente. Bevo e mangio, in previsione della corsa. 3 borracce d'acqua, una di maltodestrine, due buste di gel.

Eccomi di nuovo al lago. Cambio scarpe e via.

Comincia la frazione di corsa. Da subito avverto un caldo mostruoso. Incrocio Jacqueline, la presidentessa di Torino Triathlon, che mi consiglia di bere. Comincio il primo giro e comincio a ingurgitare acqua. Alla fine della frazione conto di averne bevuti più di otto litri. Corro ma nelle aree esposte al sole devo rallentare. Ci sono 32-33 gradi all'ombra.
Ad ogni ristoro (uno ogni 2.5 km) mi fermo a bere.
Durante il secondo giro sento la necessità di camminare. Non sono l'unico. Molti sono costretti a fermarsi. Qualcuno si ritira, altri alternano tratti a camminati ad altri di corsa.
Finirò la terza frazione in poco meno di due ore, almeno 20 minuti sopra alle mie aspettative.
Il caldo mi ha battuto ma quando taglio il traguardo sento di aver comunque vinto, anche sul caldo.

Chiudo il mio primo medio in 5 ore e 19 minuti, all'89mo posto.

Ho tagliato l'arrivo prima del previsto e le mie sostenitrici non hanno fatto tempo a vedermi arrivare. Hanno passato una bella giornata in piscina e sono contento per loro, sono contento così. Sarebbe stato peggio farle aspettare mezzora al traguardo.

9 giugno: sono al lavoro. Alberto ha fatto la notte e mi racconta di avere ricoverato in DEA uno "dei pazzi di Candia". Scendo giù e vado a salutare il collega-triathleta. E' sincopato durante la terza frazione per il caldo e la disidratazione. Gli esami del sangue dicono che ha una rabdomiolisi e una lieve insufficienza renale. Provo a convincere Cesare a mettere da parte la sua ansia e dimettere il paziente. Gli suggerisco di fare un prelievo anche a me, perchè sono sicuro che anche nei miei esami siano alterati gli stessi valori. Non lo convinco. Il malcapitato mi dice di essersi divertito in ogni caso... nonostante sincope, viaggio in ambulanza e 36 ore di ricovero su una barella a Chivasso.

L'organizzazione di TorinoTriathlon è stata eccellente. Durante la corsa si sono prodigati tutti a bagnarci continuamente e permetterci così di arrivare alla fine.
Tutto ha funzionato in modo perfetto.



giovedì 5 giugno 2014

Col del Lys, passeggiata al testosterone

Torino, 5 giugno 2014 - bici 1228, corsa 472.6, nuoto 63.5 km

Tre giorni al Medio di Candia. Il mio esordio nel mondo del Triathlon "lungo". In realtà in parte si tratta di un ritorno ai lunghi ritmi delle granfondo. Molti dubbi e un obiettivo: finire la gara. Con quale tempo per il momento non importa, basta non arrivare ultimo..


Un'altra notte di guardia, completamente insonne. "Dormi, cretino" mi dice la coscienza. "Riposati o domenica sarai a pezzi".
Invece mi trovo con Angelo e decidiamo di scalare il Colle del Lys, ma per non esagerare lo affrontiamo dal lato di Lanzo, più lungo, meno ripido.

E' un colle di inizio stagione, un classico di maggio/giugno. Una di quelle tacche che non possono mancare. Un giro da 80 km circa (se non perdi la macchina, altrimenti sono 86), con un dislivello totale di circa 1200 metri. Una salita pedalabile.

Si parte da Alpignano, poco lontano dallo svincolo della tangenziale. Tratto collinare verso San Gillio, La Cassa. Poi lo stradone fino a Lanzo, la galleria e su verso Viù. Si sale ma si pedala bene. Superiamo qualche gruppo di ciclisti e ci sentiamo dei campioni, fino al momento di avvicinarli e scoprire l'età media, non inferiore ai 70 anni... ci sentiamo un po' meno campioni.

A Viù si prende un caffè. Angelo conquista il barista gay. Per un attimo temo che chiuda il bar e si voglia aggiungere alla nostra escursione.

Si riparte per il Lys. Iniziamo con il solito spirito competitivo... non esistono gite. Non credete ai ciclisti. E' sempre e comunque una gara. Mi sento stanco e per una volta cerco di mettere da parte il testosterone. Mi affianco ad Angelo e saliamo chiaccherando. Affrontiamo i tornanti con un buon passo, ma senza esagerare.
Mancano 5 km al colle e ci passa un ciclista, con un passo decisamente più veloce del nostro. Nel sangue del mio compagno riappare però il testosterone, in dosi da bovino di grossa stazza. Angelo parte a inseguirlo e ovviamente non posso fare a meno di partecipare alla bagarre.

Non credevo ma riusciamo a tenergli la ruota. Saliamo con velocità comprese tra i 15 e i 25 km orari. Incredibile. In una parte in piano mi metto avanti io e tiro il trio. Si vola così in cima al Lys. Mollo però negli ultimi 500 metri e il nostro sfidato/sfidante passa per primo.
Ci aspetta in cima al colle e ci ringrazia. Strani esseri, i ciclisti! Ringraziano per la sofferenza. Masochismo allo stato puro.

Poi giù verso Almese. Discesa ripida, strada stretta, curve cieche. Scendiamo con prudenza.

Percorriamo poi la ciclopista della Val Susa, ai piedi del tetro Musinè.

Ad Alpignano allunghiamo il giro di 5 km alla ricerca della macchina.

Ora ho 3 giorni per recuperare. Assoluto riposo e poi via verso a Candia.

domenica 1 giugno 2014

Cronaca: un buddista e un sonnambulo salgono al Colle Braida

Torino, 1 giugno 2014 - bici 1143.5, corsa 456.34, nuoto 60 km

Il medio di Candia è sempre più vicino. Manca una settimana e non riesco a capire quale sia il mio stato di forma. Mi sono allenato al massimo di quanto vita, lavoro e famiglia mi permettano, ma non so se questo sarà sufficiente a portare a termine la gara. Mi sento carente soprattutto in bicicletta perchè allenarsi in bici richiede molto tempo e non ne ho avuto molto. La corsa va bene e il nuoto è un'incognita.

Una settimana complicata e faticosa. Lunedì mi sento uno straccio, dopo due giorni di divertimento a Gardaland con Francesca, Marta, amici e relativi figli. Era tempo che non mi sentivo così fiacco, nemmeno il giorno dopo la maratona.
Martedì vado al lavoro, mi fiondo a casa per un microgiro con la bici (un'ora di colline), un abbraccio alla famiglia, un'ora di sonno e di nuovo in ospedale, a fare la notte.

Notte tranquilla. In pronto c'è un afflusso moderato. Alle 22.30 mi arriva un messaggio di Angelo. Mi propone giovedì di fare Colle Braida in bicicletta. Gli rispondo di sì, in un attimo di follia dal momento che anche mercoledì farò la notte. Giovedì mi salterà il sonno.

Mercoledì mattina smonto dal Pronto e mi fiondo a casa a dormire 4 ore. Alle 14.30 mi sveglia Francesca e andiamo a prendere Marta all'asilo. Si va tutti in piscina dove Marta ha lezione e io mi somministro i soliti 2000 metri di nuoto con ripetute. Poi a casa, mezza puntata di Grey's Anatomy, e di nuovo al lavoro.
Incrocio le dita perchè la notte vada bene. Domani si va in bici e devo cercare di riposare almeno un'ora. Alle 3.00 è tutto tranquillo e provo a coricarmi. Dopo 15 minuti bussano alla porta "Dottore, vieni subito". Un paziente ha deciso di lanciarsi dalla barella. Visita, richiesta delle TC, risveglio della radiologa, denuncia di caduta: il paziente sta bene (o meglio, sta come stava prima di cadere) e io non ho dormito.

Giovedì mattina. Ovviamento ho sonno ma ho voglia di andare in bici e mi sento in forma.
A casa mi vesto con la velocità di un trasformista e alle 9.40, come d'accordi, sono sotto casa di Angelo.
Decidiamo di arrivare a Rivoli con la macchina perchè non abbiamo voglia di attraversare tutta Torino in bici, in mezzo al traffico feroce del mattino.

A Rivoli si parte, in direzione Avigliana. A Ferriera abbandoniamo lo stradone e giriamo per Buttigliera Alta. Sono vigile, cosciente e relativamente orientato. Un bel tratto di pavè e poi in discesa verso Avigliana.

Sfrecciamo accanto al lago grande. Bello.

Attacchiamo la salita assieme a un ciclista. Un settantenne che attacca bottone e che sale più di noi fermandosi ogni volta che il cardio gli indica i 155 bpm. Poi su, verso la Sacra di San Michele.
E' una bella salita, di una decina di chilometri. Regolare e senza pendenze esagerate.
Non forzo ma salgo bene, in modo regolare, con velocità costante compresa tra i 10 e 12 km/orari. Non salgo con il cuore. Faccio qualche foto con la gopro che ho attaccato al manubrio.
Angelo perde qualche metro e di tanto in tanto mi fermo ad aspettarlo.
Alla Sacra ci regaliamo una pausa coca-cola.


Ancora due km fino al colle. Angelo arriva affranto perchè battuto in salita da una donna. Una toscana che racconta di avere tre figli (l'ultimo di un anno).
Sdrammatizza come sempre "sono demoralizzato: mi sono fatto battere da una donna e da un sonnambulo".

Poi la discesa verso Giaveno. Bella, veloce e non facilissima. La strada è larga e pendente. Si prendono delle discrete velocità. Bisogna stare attenti perchè i tornanti non sono ben segnalati e si capisce solo alla staccata che non si tratta di una curva.

Da Giaveno torniamo alla macchina attraversando un percorso collinare (Reano - Villarbasse - Rivoli).

Chiudiamo con una sessantina di chilometri e circa 1000 metri di dislivello.

Soprattutto chiudo avendo rubato una notte di divertimento al sonno. Sento addosso una stanchezza sana, e non quella marcia che avverto dopo aver vegliato per lavorare.





lunedì 19 maggio 2014

La Collina di Torino, come il mare (quasi)

Torino, 19 maggio 2014 - bici 1066.8, corsa 420, nuoto 55.7 km

Oggi tutto il giorno al lavoro. Sabato 12 km con ripetute 500x8 a 3.45 con Francesca e ieri per spezzare la noia un microgiro collinare in mtb con Emiliano, che per la prima volta vedo sui pedali. Il medio di Candia si avvicina e non riesco a capire se sono abbastanza in forma o no. Domani ho in programma un lungo di corsa, anche per mettermi alla prova.

Oggi un post dedicato agli scenarie delle mie escursioni e dei miei allenamenti: la Collina di Torino.

Vero, a Torino non c'è il mare (come cantavano gli Statuto). E con il mare non si può competere, indubbiamente.

Un contentino però ce l'hanno dato: la collina. Abbiamo la Collina di Torino. Nulla a che vedere con le distese azzurre, le onde, le burrasche e l'aria salmastra, ma come premio di consolazione non è male, lo giuro.

La Collina di Torino. Scoscesa verso la città, si è salvata dal troppo cemento proprio grazie alle sue pendenze. Più dolce a scendere sul lato sud-est, verso Chieri, confusa nel Monferrato a est.

E' terra di grandi convivenze e contraddizioni: parchi di ville, madame in SUV, ciclisti sudati, coppiette appartate, guardoni, podisti, boschi, acquitrini e nelle radure qualche pianta di canapa.
Discese mozzafiato e salite che spezzano le gambe.

Cesare Pavese
E' lo scenario dei racconti gonfiati dei bikers e dei ciclisti, ma è stato anche un luogo dove è passata la Storia, quella vera. Qua e là si possono ancora vedere i fori nei muri delle fucilazioni dei partigiani.
I luoghi di Pavese sono ancora tutti riconoscibili: nella Casa in Collina si parla della Fontana (la Fontana dei Francesi? Ristorante ora chiuso e trasformato in condominio), l'Eremo dei Camaldolesi, Santa Margherita.
Mentre si sale alla Maddalena, attraverso il Parco della Rimembranza si scandiscono le pedalate con il nome sulla targa degli alberi, ad ognuno il nome e il cognome di un soldato caduto nella Grande Guerra.
Nella zona di Superga, il nostro grande e bellissimo meringone, alcuni vecchi ricordano ancora il rombo dell'aereo e lo schianto del Torino.

Da bambino con mio fratello risalivo  i ruscelli (il mitico Rio di Via Lavazza) sognando di arrivare alla sorgente, un luogo magico e immaginario da dove tutto doveva avere un inizio, anche simbolicamente, correvo nei pochi prati superstiti alle ville e giocavo al piccolo speleologo in un pozzo sotterraneo (roba da folli, da lasciarci la pelle).

Ora ci gioco, come un vecchio bambino. Prendo i tempi con la bici da corsa sulle salite più dure: la Sassi-Superga, Strada Santa Brigida sono i miei piccoli Agnello o Stelvio. Scendo con gli amici dalle pietraie di Superga con la montain bike e mi perdo nei boschi. Mi alleno in salita di corsa.

E' un luogo intriso di magia e ricco di simboli personali.

Gli itinerari:
Sono troppi da elencare in un unico post. In futuro, tempo permettendo dedicherò a ogni itinerario una pagina.
Ce ne sono da affrontare in bici, in mtb, o con le scarpe. Si possono scegliere percorsi di qualsiasi lunghezza. Quello che in genere cambia poco è la fatica. La pendenza da Torino è infatti sempre notevole, da qualsiasi parte si voglia scavalcare la collina.

Dentera di Superga
Per quanto riguarda la bici da corsa i valichi più semplici sono la Strada della Rezza (da Castiglione Torinese a Chieri), la Strada "del pino vecchio" (Sassi - Pino - Chieri). Se invece si vuole scavalcare la collina attraverso pendenze più difficili si può scegliere tra numerose salite: la mitica Sassi-Superga, Strada Santa Brigida (da Moncalieri al Parco della Maddalena), tutte le strade che portano alla Maddalena (dal lato dell'Eremo o da Val Salice). Insomma c'è solo l'imbarazzo della scelta.

Il modo più facile per scavalcare la collina è in realtà quello del "disonore": ovvero caricare la bici sulla dentera di Sassi, abbioccarsi sul trenino e fare solo la discesa... non fa per me.

I sentieri (mtb o piedi) sono numerosissimi. Alcuni sono impraticabili per le biciclette, altri sono sconsigliati ai pedoni perchè percorsi in bici e soprattutto in discesa (esempio il sentiero 29, la mitica 600 o la stradina della chiesetta della Maddalena).
Sono tutti numerati e ricchi di segnalazioni. Alcuni sono preparati, con tanto di ponti di legno e parabole, altri si perdono in acquitrini melmosi dai quali diventa impossibile uscire. C'è solo da scegliere e una sola certezza: ci si perde sempre.


I parchi:
Angelo della Vittoria

Il Parco della Rimembranza evoca la storia. Ti premia perchè alla fine della salita di aspetta un angelo, l'Angelo della Vittoria che per chi si è sudato la salita ha una valenza tutta personale. Dietro l'Angelo (e la tua Vittoria) e davanti un panorama mozzafiato su Torino e tutto l'arco alpino. Un dedalo di sentieri, panchine e alberi-soldato.

Parco della Rimembranza
Il Parco di Superga è suo fratello. Al posto dell'Angelo, il Meringone. Il panorama è lo stesso, altrettanto grandioso. E' più selvaggio della Maddalena, pieno di sentieri meno curati e spesso battuti solo dai molti cinghiali.
Nel parco la Panoramica (Strada dei Colli): una strada con il limite dei 30 km/h, con il divieto alle moto (imposto dopo una serie di incidenti mortali). Una strada che nel tempo si è trasformata in un enorme palestra a cielo aperto per ciclisti, podisti o chiunque voglia cimentarsi negli sport più assurdi. Da Pino a Superga, sulla cresta delle colline. Dalla "Pano" partono i sentieri più famosi: la "Cambogia", la "600", il sentiero degli alberi.

E poi altri: il Parco Europa di Cavoretto, Villa Genero, Parco Leopardi.


Insomma, questo è il mare di cui per il momento ci dobbiamo accontentare, in attesa che qualcosa cambi e le onde arrivino davvero.



sabato 10 maggio 2014

Triathlon di Andora, cronaca

Torino, 10 maggio 2014. Bici 955, Corsa 379.2, Nuoto 51.8 km

Sabato 3 maggio


Sono a casa e sul letto ho una montagna di roba: body, muta, occhialini, occhialini di riserva, cuffia in neoprene, vaselina (due tubetti, non si sa mai), antiappannamento per occhialini, due cinture portanumero (una per me e l'altra per Angelo), uno smanicato, il casco, scarpe da corsa, scarpe da bici, due zaini, guanti di lattice, tuta da ginnastica, asciugamano, accappatoio...

Il livello di agitazione da gara è già elevato e  tale da poter generare disastri di indicibile gravità (come dimenticare a casa le scarpe o altro di essenziale). Questa volta però mi sono portato avanti e da una settimana ho redatto una splendida e molto professionale check list, con elencato tutto il materiale da portare.
Ho imparato cos'è una check list quando lavoravo nel 118: è fondamentale per sapere cosa c'è nello zaino e per essere sicuro di non dimenticare nulla. Così, invece di adrenalina, prednisone o amiodarone eccomi un sabato pomeriggio a riempire uno zaino per un'avventura sportiva.

Non sono mai stato così organizzato e temo che domani il Dio dello Sport vorrà punire il mio cambiamento con una qualche sciagura meteo. Controllo ancora una volta le previsioni (come sto facendo ogni 6 ore da circa 10 giorni): confermato il bel tempo. Forse riuscirò a evitare il diluvio dell'anno scorso.

Verranno anche Francesca e Marta, convinte dalla giornata di sole.
Mentre rivoluziono l'armadio dello sport (il 90% del mio spazio armadi, ovviamente), Francesca è sul balcone a fumare ansiosa... patisce le gare, le mie.

Domenica.
Finalmente, è arrivato il giorno. Gli ultimi preparativi. La bici a bordo e alle 9 eccoci per strada. La macchina è il solito circo: zaini, bici, giocattoli di Marta sparsi qua e là, briciole, merendine, Francesca che spegne la musica, io che la riaccendo e Marta che vuole ascoltare ossessivamente e continuamente Hey Jude: ha 4 anni ed è già una maniaca dei Beatles. E' una superfan dei Fab Four, e se anche sono orgoglioso dei suoi gusti musicali, confesso che alla quindicesima ripetizione di Hey Jude comincio ad averne abbastanza.

Con mezz'ora di ritardo siamo ad Andora. Arriviamo e, inaspettamente, piove. Incredibile, contro ogni previsione... Mi coglie la solita colica addominale da pre-gara e devo correre a cercare un bagno per evitare un disastro entero-cosmico.
Esco dal bagno asintomatico e rigenerato. Nel frattempo la nuvola dell'impiegato è sparita e nel cielo splende il sole. Niente mal di pancia e niente pioggia: un'altra vita!

Ritiro il pettorale al gazebo di Torino Triathlon. Saluto i pochi che conosco. Mancano due ore ed è ora di fare l'ultimo spuntino, nel frattempo aspetto che arrivino Angelo e i suoi supporter (Bruna e il piccolo Riccardo).

Il momento del pettorale e del numero alla bici è sempre emozionante. Questa volta poi in modo esponenziale, grazie a Francesca che ha tatuato ovunque e a chiunque i nostri numeri con il pennarello indelebile... come dei galeotti.

Poi mille altri momenti a seguirsi in modo vorticoso. La foto di gruppo con Torino Triathlon: tutti belli, muscolosi e giovani, anche i 65enni, davvero. Si apre la zona cambio e sistemo bici e scarpe. Focalizzo fila e posto della bicicletta, ben consapevole che quando arriverò dal nuoto sarò vigile, ma confuso e disorientato nel tempo e nello spazio. Poi indosso la muta e mi vesto da ninja.


Ora ci ingabbiano. Parte la batteria delle donne, poi la seconda, la terza, quarta, quinta... finalmente tocca a noi, gli ultimi. La frequenza cardiaca sale. Siamo sulla spiagga... si parte.
In acqua, nella bolgia. Parto a destra perchè la corrente viene da quella direzione. Hanno tutti il mio pensiero e partono tutti a destra. L'acqua gelida sul viso, come uno schiaffo. Poi spallate, schiuma e gente che mi sfiora i piedi. La prima boa. Verso la seconda, con fatica perchè controcorrente. A riva.


In bici faccio più fatica del previsto. Non riesco a stare nei gruppi e mi trovo a essere quasi sempre praticamente da solo. Scoprirò poi alla fine di avere montato male la ruota anteriore e di avere un pattino a contatto con il cerchione. Che imbecille... L'ultima batteria è poi la più penalizzante perchè basta ritardare e perdere il gruppo principale per non avere ruote a cui attaccarsi. Per fortuna sono solo 20 km.


Incrocio Angelo che pedala verso il giro di boa, gli urlo un ciao.

Guardo il cronometro e mi rendo conto di essere in ritardo di almeno 5 o 6 minuti rispetto all'anno scorso. La rampa finale e l'unica discesa, corta ma ripida. Tocco i freni e la ruota di dietro si blocca, facendomi scodare paurosamente. Non cado. Ho imparato: mai lubrificare la catena e non pulire il cerchione prima di una gara. Così mi sento doppiamente cretino: una ruota mezza bloccata e l'altra unta!

Infine la corsa. Bene. Non forzo e riesco a procedere intorno ai 4.30 min/km. Recupero molte posizioni.

Al traguardo ci sono Francesca, Marta, e Bruna. Il tappeto blu, e lo striscione dell'arrivo: sempre una grande emozione.
1.27.00, ben 6 minuti in più dell'anno scorso. Sono soddisfatto comunque, mi sono divertito.

All'arrivo però l'atmosfera ha qualcosa di negativo. Non c'è musica, non si festeggia. Sento che qualcosa non è andato per il verso giusto.

Oggi in acqua è mancata una persona. Ha avuto un malore (un infarto, si scoprirà poi) e la salma è ancora sulla spiaggia avvolta in un telino argentato, all'ombra di un ombrellone.
"Era il suo destino", mi dico e lo sport non c'entra nulla.

E' stata comunque una doccia fredda che ha impedito di trasformare questa bella giornata in una giornata mitica.
Certo, sono abituato a sentire storie di enorme sfortuna, faccio il medico e lavoro anche in un pronto soccorso. La malattia o peggio arriva e nella maggiorparte dei casi non preavvisa. Ho collezionato centinaia di storie e so che l'unico modo di sopravvivere a tutto ciò è continuare a vivere. Bisogna divertirsi e proprio perchè il cronometro non si ferma, bisogna vivere alla grande, senza sprecare tempo. Questo è il mio modo di difendermi.



Questa volta però si è aperta un piccola crepa nel meccanismo di difesa. Questa persona aveva pochi anni più di me e come me aveva una famiglia, un figlio, sulla spiaggia. Soprattutto, come me, si sentiva così in forma da affrontare un triathlon...

Mi vengono in mente le parole di una canzone di Lolli, dedicata a Marco Pantani:

Nel paese dei Balocchi è notte nera...
una bici da corsa rovesciata
e con le ruote che girano per aria

(Lolli, Le Rose di Pantani)